Nel “fare Università” vanno messe in conto tante attività, burocraticamente riconducibili alla ricerca, alla didattica e alla terza missione. Se si va oltre i linguaggi ministeriali, si apre un mondo, fatto di analisi di dati, indagini sul campo, pubblicazioni, lezioni, esercitazioni, stage, convegni, workshop, eventi…
Ciò premesso, la vera domanda è: cosa sta succedendo al “grande mondo” dell’higher education? Provoco alla Skakespeare: è un mare in tempesta. Rispondo alla Derek Bo, Rettore di Harvard, che una trentina di anni fa diceva ai propri studenti: «Se pensate di venire in questa Università ad acquisire specializzazioni in cambio di un futuro migliore state perdendo il vostro tempo. Noi non siamo capaci di prepararvi per quel lavoro che quasi certamente non esisterà più intorno a voi. Ormai il lavoro, a causa dei cambiamenti strutturali, organizzativi e tecnologici è soggetto a variazioni rapide e radicali. Noi possiamo solo insegnarvi a diventare capaci di imparare, perché dovrete reimparare continuamente». In poche parole, bisogna sempre più attrezzarsi per “insegnare ad imparare”.
Per queste ragioni, grazie al sostegno della Fondazione Villoresi Poggi, la Liuc ha avviato Civis, un nuovo centro istituzionale che si aggiunge ai dieci già esistenti, dedicati a tematiche di frontiera e impostati sulla interdisciplinarietà.
Civis sta per Cultura, Innovazione e Valori Imprenditoriali per lo Sviluppo e rappresenta un progetto dal particolare valore simbolico, per almeno tre ragioni.
Innanzitutto perché richiama la figura del “cittadino”, il senso di appartenenza, l’assunzione di responsabilità, l’impegno verso la collettività. Con la giusta ambizione, il Centro si pone una missione culturale, volta a sensibilizzare la società civile sul contributo offerto dalle imprese e sull’importanza dei processi innovativi e degli investimenti che li alimentano.
In secondo luogo perché si focalizza su tematiche in linea con le attività della Liuc e rilevanti per lo sviluppo del sistema Paese. Basti pensare alle piccole e medie imprese, croce e delizia del capitalismo italiano, da decenni sotto la lente quando si parla di dimensione ottima per competere, di rapporti famiglia-impresa, di apertura del capitale, di relazioni con il mercato del lavoro e chi più ne ha più ne metta. Le attività di ricerca e di progettazione didattica del Centro saranno prevalentemente dedicate ai temi della crescita e del performance management nelle Pmi. Oppure, per citare un secondo filone di attività, la gestione dell’innovazione e della proprietà intellettuale nel far fronte alle “grand challenge” dei prossimi anni, a cominciare dal cambiamento climatico all’invecchiamento della popolazione, dalla geopolitica alle migrazioni. Anche valorizzando l’avviamento dell’Osservatorio IPCube (che si prefigge l’obiettivo di sviluppare ricerche esplorative e di monitoraggio dell’evoluzione delle tecnologie, inquadrandole nel contesto dell’open innovation), il Centro si focalizzerà su analisi e metodologie a supporto dell’innovazione tecnologica nelle imprese di minori dimensioni, avendo particolare riguardo alla evoluzione delle tecnologie per la transizione energetica, per l’economia circolare, per la digitalizzazione.
Non da ultimo, perché afferma una “vicinanza nei fatti” ai progetti dell’Ateneo da parte di un donor, come ben documentato dagli obiettivi della collaborazione, dall’orizzonte quadriennale, dal finanziamento di un milione di euro.
Riparto dal via, dal mestiere dell’Università. Come dice la senatrice a vita Elena Cattaneo: «Armarsi di scienza non significa abbracciare una religione né deificare lo scienziato, anzi è vero l’opposto: non c’è dogma né verità che, in determinate condizioni, non possano essere messi in discussione… Semplicemente significa riconoscere in un metodo – quello scientifico, sperimentale, trasparente e ripetibile – la modalità regina per produrre mattoni di conoscenza con cui edificare le nostre società». Con Civis, la Liuc mira a costruire un altro mattoncino per lo sviluppo della conoscenza e per la sua diffusione.
di Federico Visconti
















