Un totale di 487mila richieste di disoccupazione alla settimana negli Usa a fine 2027, con un tasso di disoccupazione al 10,2%. Le azioni di AmEx e altre carte di credito in caduta di oltre il 10%. Un’implosione del private credit da 2,5 trilioni di dollari. E nel 2028 lo scoppio della bolla sul mercato dei mutui da 13 trilioni di dollari, con Zillow Real Estate in calo dell’11%. Fino al crollo di Wall Street nel 2028, con l’S&P 500 che registra una caduta complessiva del 38% dai massimi del 2026. Non si tratta di una previsione, ma di un “esercizio di pensiero in storia finanziaria dal futuro” realizzato da Citrini Research, che immagina come potrebbe evolvere l’economia globale sotto la pressione dell’intelligenza artificiale. Uno scenario estremo e inquietante di ciò che potrebbe accadere se la rivoluzione dell’AI proseguisse con l’attuale ritmo di adozione e, soprattutto, sostituzione del lavoro.
Citrini Research, AI: l’avvento degli agenti
Le tappe indicate dallo scenario di Citrini Research sono in realtà già iniziate con l’irrompere sulla scena dell’AI agentica. Gli agenti AI sono capaci di replicare interi prodotti SaaS mid-market in settimane, a costi irrisori. Così nello scenario di Citrini giganti tech come ServiceNow annunciano tagli al personale del 15%, mentre l’S&P 500 tocca i 8000 punti in un clima di euforia alimentata dai margini gonfiati dall’AI, che fa schizzare i profitti alle stelle. Questi guadagni vengono reinvestiti massicciamente in altra potenzaq di calcolo AI, ma i primi licenziamenti di white-collar – ingegneri, manager, analisti – iniziano a intaccare i consumi privati. Nasce il concetto di “Ghost GDP”: una produzione fantasma che gonfia i conti nazionali ma non circola più nell’economia reale, perché i soldi restano fermi nelle tasche delle corporations.
Lo scenario da incubo delineato da Citrini
Nel 2026-2027 si innesca un loop negativo devastante: l’AI migliora esponenzialmente, le aziende tagliano posti per difendere margini, i lavoratori licenziati spendono meno, spingendo le imprese a investire ancora di più in automazione per sopravvivere. La produttività totale sale ai livelli degli anni ’50, ma i salari reali crollano; i white-collar, che rappresentano il 70% del Pil dei consumi negli USA, precipitano in lavori da 45mila dollari annui contro i 180mila precedenti. A fine 2027, le richieste di disoccupazione schizzano a 487mila settimanali, l’S&P perde il 6%, e il mercato blue-collar si satura completamente, comprimendo salari ovunque e facendo salire la disoccupazione “strutturale” al 10,2%. La Fed, guidata da Chair Warsh, parla di scommesse sbagliate sulla produttività AI.
L’impatto sul private credit
Gli agenti AI eliminano ogni frizione economica: negoziatori automatici smantellano gli abbonamenti passivi, le piattaforme travel come Booking, le assicurazioni e persino le commissioni immobiliari (dal 2,5-3% sotto l’1%) perché l’AI ottimizza tutto in tempo reale. DoorDash crolla perché gli agenti scelgono i ristoranti direttamente; pagamenti come Mastercard e Visa perdono fee del 2-3% grazie alla crescita delle stablecoin; AmEx e titolo simili calano di oltre il 10%. I modelli di business basati sulle abitudini umane svaniscono: l’AI renda obsoleti servizi come personal trainer, consulenti o broker. Il private credit da 2,5 trilioni di dollari, gonfio di leveraged buyout (LBO) su SaaS come Zendesk, implode con default massicci. La catena di correlazioni tra venture capital, private equity e mutui porta al crollo di novembre 2027, con le banche centrali impotenti di fronte a un’AI che non risponde a tagli dei tassi. Fino al crollo del mercato mutui da 13 trilioni di dollari: i prestiti prime diventano tossici perché i redditi white-collar sono ormai insufficienti. A giugno 2028, Zillow registra cali dell’11% a San Francisco. Product manager da 180mila dollari sono sostituiti da agenti Claude a 200 dollari al mese; la disoccupazione sale al 10,2%, Wall Street crolla del 38%, l’economia è in deflazione.
La domanda che emerge dall'”esercizio di pensiero” di Citrini
Lo studio di Citrini Research è diventato virale e ha suscitato un dibattito necessario. Come si è chiesto l’autorevole Guardian: può un’economia in cui le macchine producono valore ma non consumano continuare a prosperare senza un profondo ripensamento delle strutture produttive e sociali?
















