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Il seme della transizione germoglia grazie ai pionieri

Da Gualtiero Marchesi a Riso Scotti: la storia di Sapise segna le tappe di un’imprenditoria visionaria fino alla certificazione come prima azienda sementiera sostenibile al mondo

Emanuela Notari
Il seme della transizione germoglia grazie ai pionieri

Il riso Venere è ormai diffuso in Italia, tanto che anche i lettori l’avranno provato almeno una volta. Un po’ per il colore, un po’ per il profumo unico, un po’ per la famosa piramide di riso Venere di Gualtiero Marchesi, un po’ perché si presta a pietanze originali con accostamenti sfiziosi, un po’ perché è un riso integrale, senza glutine, con straordinarie proprietà nutrizionali.

Un po’ anche perché si porta dietro l’alone di esclusività del riso nero da cui origina, il “riso proibito” riservato agli imperatori cinesi. 

Ma il riso Venere, e non tutti lo sanno, è anche e soprattutto un’eccellenza italiana. Alle spalle c’è una bella storia di quella imprenditorialità agraria italiana, illuminata e coraggiosa, di cui il Paese giustamente va fiero. 

Il riso Venere è stato infatti creato da una Cooperativa agricola sardo-piemontese, la Sardo Piemontese Sementi (Sapise), con l’aiuto di un agronomo genetista cinese, Wang Xue Reng che, trovatosi in Italia per una borsa di studio a ridosso dei fatti di Tienanmen, scelse di non rientrare nel suo Paese, chiese asilo politico e trovò il favore di Sapise che trasformò il suo stage in un impiego fisso e gli diede la direzione del nascente Centro di Ricerca della Cooperativa. 

Qui Wang Xue Reng lavorò a un incrocio tra un riso nero cinese e un riso bianco italiano, in modo da creare una specie di riso nero adatto alla nostra latitudine. La Cooperativa era nata dalla volontà di piccoli imprenditori agrari sardi produttori di riso da seme nella piana di Oristano – dove il soffiare continuo del Maestrale pare conferisca una straordinaria energia germinativa - i quali proposero ai colleghi del Piemonte, centro nevralgico della risicoltura italiana, di consorziarsi: la cultura agricola di due Regioni italiane si univa per produrre non solo ottime qualità di riso da seme - tuttora il core business di Sapise - ma anche lavorarle e distribuirle anziché venderle appena raccolte a terzi, come era prassi. Nasce così una filiera circolare ante litteram: produzione, selezione-distribuzione.

Il riso venere nacque nel dipartimento r&D  di Sa.pi.se dall’incrocio tra un riso nero cinese e un riso bianco italiano

Nel 1989 – tornando all’epoca di piazza Tienanmen - grazie all’intuizione dei primi Soci della Cooperativa che videro il potenziale della ricerca e del miglioramento genetico naturale, sorse a Vercelli il Centro Ricerca e Sviluppo sul Riso di Sapise. Fino ad allora la ricerca e lo sviluppo della coltivazione risiera italiana era sempre stato fatto dall’Ente Risi e dall’attuale Crea, Consiglio di Ricerca nell’Agricoltura.

Grazie al dipartimento di R&D, Sapise può selezionare e costituire nuove varietà di riso attraverso un processo di miglioramento genetico del tutto naturale. In collaborazione con i più importanti Istituti di Ricerca nazionali e internazionali, compreso l’International Rice Research Institute delle Filippine, il centro mondiale di riferimento per la conservazione della biodiversità del riso, Sapise realizza più di 200 incroci ogni anno utilizzando un patrimonio genetico di mille e cento varietà di riso provenienti da tutto il mondo, conservate in forma di singole pannocchie a venti gradi sotto zero e riseminate ogni quattro anni in modo da rinnovarne la germinabilità. Inoltre, per non essere condizionati dalla stagionalità della coltivazione del riso, dispone di una winter nursery in Uruguay, in collaborazione con il locale Instituto Nacional de Investigacion Agropecuaria. 

Il riso Venere nasce, così, dalla visione e volontà di una realtà cooperativa che ha deciso di superare i campanilismi regionali, unire le competenze e puntare sulla ricerca e l’innovazione in agricoltura. L’orgoglio per questo percorso si ritrova nelle parole di Elisabetta Falchi, attuale Presidente di Sapise e figlia di uno dei soci fondatori: «Venere da subito è un riso speciale, come sempre succede quando si incrociano due varietà molto lontane: un riso nero asiatico e un riso bianco italiano. Buonissimo al gusto, profumato e tosto, non perdeva mai la cottura. Eravamo orgogliosi ma sapevamo anche che non sarebbe stato facile abituare a un riso nero gli italiani, per i quali il riso è sempre stato bianco. Ma quando lo proponemmo a Gualtiero Marchesi e lui se ne innamorò, capimmo che la strada sarebbe sì stata in salita, ma sarebbe valsa la pena. Oggi, a distanza di tanti anni, tutto il riso Venere che vediamo su molte tavole e in tutti i ristoranti di livello è nostro, prodotto dai nostri soci secondo una filiera certificata che garantisce il controllo di tutto il percorso, dalla coltivazione nelle aziende dei consociati alla lavorazione in un’unica riseria in esclusiva per Sapise, per arrivare alla distribuzione fino a ieri consentita solo a soggetti autorizzati da noi». 

La partnership con riso Scotti prevede la distribuzione in esclusiva mondiale del riso venere di Sa.pi.se

E sì, Venere è un riso fuori dal comune. Integrale, quindi ricco di fibra grezza, dotato di una quantità e una varietà di proprietà nutrizionali tali da farne un super food: vitamine, sali minerali, proteine e lipidi vegetali, quattro volte il contenuto medio di ferro e due volte il contenuto medio di selenio, ma soprattutto gli antociani, sostanze presenti nei pigmenti dei frutti rossi, delle melanzane e dell’uva. Gli antociani hanno proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antinvecchiamento e anti radicali liberi, quindi facilitano la microcircolazione, proteggendo il sistema cardiocircolatorio e prevenendo la fragilità capillare. «Come è emerso da una recentissima ricerca che abbiamo affidato all’Università e all’Istituto San Paolo di Milano, gli antociani del riso Venere sono immediatamente disponibili nel sangue di chi ne assume anche una sola porzione», sottolinea Elisabetta Falchi. «Un alimento che si può quasi dire nutraceutico: nutriente e con effetti benefici sulla salute, al punto che molti sono stati i tentativi di imitazione, per questo abbiamo deciso di registrare il marchio e di certificare tutta la filiera. Ma non è tutto: per dare un prodotto sempre migliore abbiamo deciso di aderire ai percorsi di sostenibilità diventando la prima azienda sementiera al mondo che, grazie anche a tecniche di agricoltura di precisione, è stata certificata sostenibile secondo i criteri della Piattaforma internazionale Sai Platform».

«Oggi per noi si apre una nuova stagione», conclude la Presidente di Sapise: «Da poco abbiamo firmato una partnership con Riso Scotti S.p.A. che prevede la distribuzione in esclusiva mondiale del nostro riso Venere. E Dario Scotti è un altro imprenditore che sa guardare lontano e ha compreso la nostra storia e il fascino del nostro prodotto». La conferma arriva dal “dottor Scotti” in persona: «Venere - dice Dario Scotti, Presidente dell’azienda di Pavia - concilia i valori dell’italianità con la perfetta multifunzionalità: si presta a primi piatti, contorni, piatti unici, rispondendo perfettamente alle esigenze di consumo del riso più diffuse nei cinque continenti».

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