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Sustainability & Circular economy

Salute, si cambia a piccole dosi

Gli studi di farmacoeconomia dimostrano che i farmaci a basso dosaggio hanno una loro indubbia efficacia e prezzi molto competitivi. Così la medicina integrata entra tra i temi del G20 (grazie a Guna)

Redazione Web
 Salute, si cambia a piccole dosi

«Il Covid ci ha offerto l’opportunità per analizzarci: alcuni modelli consolidati nel nostro sistema sanitario non hanno funzionato. Protocolli uguali hanno prodotto risultati diversi: è l’occasione giusta per affrontare il concetto dell’equità nella salute». Concetto che per Liliana Garino, direttore generale di Guna, l’azienda leader in Italia nella produzione di farmaci a basso dosaggio, «non significa offrire a tutti la stessa identica soluzione terapeutica, ma al contrario osservare nella sua individualità ogni persona e verificare quali sono i suoi bisogni». Prima di approdare in Guna, Liliana Garino ha ricoperto vari ruoli, sempre apicali, nell’industria farmaceutica (da Abc Farmacaeutici a Boiron, passando per Walgreens Boots Alliance, il gruppo retail farmaceutico più grande al mondo), alla guida di team internazionali nello sviluppo di partnership strategiche, accesso al mercato e valutazione delle tecnologie sanitarie. La sua proposition - in termini di politiche, strategie e azioni - per superare il tema delle disuguaglianze nei sistemi sanitari in tutti i suoi aspetti (variabili biologiche, ambientali, culturali e socio-economiche) sarà inserita in un documento che sarà presentato al G20 di ottobre.

Come si raggiunge l’equità nella salute?

Con la medicina integrata, l’insieme delle sapienze mediche che sono in grado di prendersi cura del paziente a 360° indagando in tutte le sfere della vita che hanno influenza sulla salute: le persone nella loro complessità potrebbero aver bisogno allo stesso momento di una terapia farmacologica, un’integrazione alimentare, una dieta diversa, un supporto psicologico, un training di consapevolezza… oltre a momenti di socialità e attività fisica e così via. La vera equità nasce dalla personalizzazione della medicina, che significa anche rendere sostenibile economicamente i modelli sanitari, rendendoli più efficienti.

Equità e personalizzazione sembrano quasi un ossimoro.

Invece si riferisce al diritto degli individui ad essere curati per i loro bisogni specifici. I benefici della medicina integrata sono stati scientificamente dimostrati attraverso pubblicazioni che ne hanno attestato l’efficacia, la sicurezza e la sostenibilità economica. Solo in Italia, oltre 11 milioni di cittadini vogliono essere curati anche con la medicina integrata.

E la medicina a basso dosaggio è ormai sdoganata. Ma come funziona?

È in grado di ripristinare i meccanismi di autoregolazione dell’organismo agendo sulla comunicazione intercellulare attraverso specifiche molecole: interleuchine, interferoni, fattori di crescita, neurotrasmettitori, ormoni. Queste stesse molecole diventano i farmaci biotech a basso dosaggio di  Guna,  medicinali all’avanguardia e la cosa più all’avanguardia è la concezione dell’uomo nel suo insieme, come corpo, mente e spirito. Guna aveva questa visione già nell’83, quando il dottor Alessandro Pizzoccaro, che ancora guida l’azienda, la fondò insieme alla moglie Adriana Carluccio. Ma oggi i più grandi fisici quantistici del mondo sono in grado di dimostrare questa visione unitaria del corpo umano come energia e materia. L’azienda è stata all’avanguardia ad abbracciare questi concetti quarant’anni fa. E oggi è leader nazionale nella medicina dei bassi dosaggi di origine biologico-naturale .

E, con i suoi 55 milioni di euro di vendite, esporta in oltre 40 Paesi nel mondo e detiene il 31% del mercato complessivo di questo settore in Italia.

Guna è un’azienda farmaceutica con la stessa complessità di una “big pharma”. Produce persino una linea di medical device iniettabili a base di collagene grazie a un macchinario che abbiamo fatto costruire sfruttando Industria 4.0. Abbiamo 13 dispositivi medici che lavorano su diversi distretti anatomici in grado di trattare patologie muscolo-scheletriche.  Alcuni di questi medical devices sono stati sottoposti a trial clinici tra cui la comparazione con le terapie gold standard, ad esempio l’acido ialuronico - le famose infiltrazioni, ndr - come nel caso della gonartrosi, dimostrandone l’equivalenza terapeutica ma la superiorità farmacoeconomica, che dovrebbe incoraggiare l’ente pubblico ad adottarli.

E poi ci sono i medicinali a basso dosaggio.

Guna ha due linee di medicinali: entrambe caratterizzate dal basso dosaggio, la prima che fa riferimento alla medicina di bioregolazione dei sistemi e la seconda alla medicina fisiologica di regolazione. Quest’ultima in particolare si basa su farmaci di origine biotecnologica (ricombinanti umani in Echerichia coli) allestiti con un metodo produttivo che consente di raggiungere dosaggi sub-nanomolari. I principi di questi farmaci sono le citochine, gli ormoni, i fattori di crescita e i neurotrasmettitori prodotti a dosaggi tra pico-grammi e femto-grammi corrispondenti alla concentrazione fisiologica di queste sostanze.

Avanguardia pura.

In realtà sono terapie che esistono da circa 15 anni, e trattano patologie anche severe, tra cui l’artrite reumatoide; in questo caso si è dimostrato come i farmaci a basso dosaggio siano estremamente efficaci nel mantenere in remissione il paziente.

E a livello ospedaliero vengono impiegate?

Ci stiamo facendo conoscere anche nel canale ospedaliero. Abbiamo strutturato una squadra di specialisti e abbiamo iniziato a condurre studi di farmacoeconomia per dimostrare la sostenibilità economica a vantaggio del servizio sanitario, anche grazie all’elevata sicurezza clinica e al miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Troppo bello per essere vero.

E invece è verissimo. Lo dimostrano gli studi: le posso citare uno studio clinico in doppio cieco sull’artrite reumatoide e uno studio preclinico sul Bdnf Brain Derived Neurotrofic Factor, fattore neurotrofico cerebrale, che ha dato ottimi risultati, come per esempio la superiore capacità della molecola a basso dosaggio di passare la barriera ematoencefalica.  Lo studio ha anche dimostrato come il Bdnfa basso dosaggio sia in grado di stimolare la rigenerazione degli astrociti, alcune cellule implicate nei processi di degenerazione che caratterizzano quadri patologici come demenza senile e morbo di Alzheimer. A breve partiremo anche con la sperimentazione clinica.

E pensare che sull’Alzheimer tutti, o quasi, hanno alzato bandiera bianca.

La cosa più interessante per noi è che stiamo sperimentando un farmaco che è già in commercio perché in quanto medicinale a basso dosaggio ha seguito un iter regolatorio diverso. E, parlando di evidence-based medicine, nella pratica clinica viene già utilizzato da diversi anni. Per questo farmaco abbiamo già ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’Aifa.

Cosa cambia?

Il fatto che l’autorità regolatoria certifichi la qualità e la sicurezza del farmaco per noi è un progresso eccezionale. E non è molto lungo il passo per costruire un vero e proprio health technology assessment che dimostri quanto il servizio pubblico possa beneficiare dall’impiego di questa terapia, perché ha ricadute positive sul benessere della persona e rallenta il progredire o l’insorgere di patologie o di complicazioni. Ma ci arriveremo.

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