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L’optional fa del depuratore una bioraffineria

Il modulo compatto (è alto appena due metri) sviluppato dalla trevigiana Hbi estrae dai fanghi acqua pulita, ammoniaca e fosforo, producendo energia rinnovabile. Ecco come

Riccardo Venturi
L’optional fa del depuratore una bioraffineria

Un modulo industriale che installato in un depuratore lo trasforma in una bioraffineria, riducendo del 90% il materiale da smaltire, estraendo acqua pulita, producendo energia rinnovabile, recuperando ammoniaca e fosforo da utilizzare in agricoltura, sterilizzando i materiali residui. È la tecnologia sviluppata e brevettata da Hbi (Human bio innovation), società che progetta soluzioni industriali innovative per l’implementazione dell’economia circolare, fondata a Treviso nel 2016 da Daniele Basso e Renato Pavanetto insieme al partner tecnologico Carretta Srl.

Hbi ha costruito durature collaborazioni con il Politecnico di Milano ed Enea; è parte della Piattaforma nazionale del fosforo, promossa dal ministero dell’Ambiente. Il primo modulo è stato installato nel depuratore di Bolzano nello scorso mese di giugno. «La tecnologia Hbi è una rivoluzione nel trattamento dei fanghi di depurazione» dicono Basso e Pavanetto, «per i quali, tra l’altro, l’Unione Europea ha aperto una serie di procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese, l’ultima delle quali (la quarta) è del 2017». La soluzione sviluppata da Hbi può quindi aiutarci a evitare le sanzioni previste nel caso la procedura di infrazione dovesse procedere. «Ogni cittadino produce quasi 20 kg di fanghi all’anno» aggiungono Basso e Pavanetto, «recuperare il tesoro racchiuso in questi fanghi, trasformandoli in risorsa, è un vantaggio strategico a 360 gradi. Il nostro sistema ha anche un’altra importante caratteristica distintiva, che è quella di avere dimensioni compatte. Quindi può essere aggiunto a impianti già esistenti sui territori, come la rete dei depuratori comunali, con estrema facilità, permettendo loro di diventare a tutti gli effetti un impianto a rifiuto zero e quindi senza la necessità di realizzare nuove infrastrutture».

La natura autotermica del processo, combinata con la possibilità di produrre energia rinnovabile dai fanghi, consente al sistema di essere autosufficiente dal punto di vista energetico. Hbi ha, inoltre, sviluppato e brevettato un dispositivo mediante il quale il sistema risulta essere privo di emissioni gassose ed odorigene. L’innovazione racchiusa nella tecnologia di Hbi, protetta da tre brevetti industriali, è ad oggi unica al mondo. «La nostra tecnologia consente un trattamento dei fanghi in linea con gli obiettivi europei di abbassare gli impatti ambientali in termini di CO2 emessa rispetto a soluzioni più tranchant come l’incenerimento» aggiunge Basso, «mentre l’inceneritore risolve il problema bruciando il materiale residuo, i nostri moduli industriali recuperano risorse da reimmettere nel circolo economico. Inoltre la nostra tecnologia è molto compatta, alta solo 2 metri contro i 15 di un inceneritore, viene installata direttamente sul depuratore e non richiede opere edili nuove, a differenza dell’inceneritore, per il quale si deve trovare un’area, parlare con i cittadini, costruirlo, movimentare i camion che portano i fanghi…».

Per le amministrazioni comunali c’è inoltre una forte riduzione dei costi per lo smaltimento degli inerti, che si riducono del 90%. Hbi sta dialogando con alcune grandi multiutility che gestiscono depuratori, in modo da saltare il complesso passaggio del dialogo diretto con la pubblica amministrazione; e sta lavorando alla depurazione dei fanghi industriali. Le prospettive di crescita sono dunque importanti. «A Bolzano dobbiamo molto» aggiungono Basso e Pavanetto. «Qui grazie alle partnership con Unibz - la Libera Università di Bolzano e il Noi Techpark (il parco scientifico e tecnologico dell’Alto Adige) abbiamo potuto portare avanti le nostre attività di ricerca e sviluppo e di business development. Il reparto Tech Transfer Green di Noi Techpark, in particolare, ci ha supportato durante tutto il percorso di sviluppo, dal monitoraggio delle opportunità per co-finanziare le attività di innovazione al sostegno nella strutturazione e preparazione delle proposte progettuali, fino all’identificazione del luogo e del partner migliore per installare l’impianto pilota».

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