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le rotte della ripresa

«La sostenibilità passa dal decoupling»

Chicco Testa, presidente di Assoambiente, sottolinea l’importanza per la ripresa del greentech, che si compone delle tecnologie che affrontano le sfide del new green deal. Compresi 5G e nucleare

19 Giugno 2021

Redazione Web
«La sostenibilità passa dal decoupling»

Chicco Testa

«La battaglia della transizione ecologica la si vince se siamo in grado di mettere in campo tecnologie che perseguono il decoupling, che riescono cioè a produrre un buon output economico riducendo il consumo di risorse e di ambiente». Chicco Testa, presidente di Assoambiente, sottolinea l’importanza per la ripresa del greentech, che si compone delle tecnologie che affrontano le sfide della sostenibilità. Certo se ne parla tanto, forse anche troppo. «Le aziende non devono perdere la strada dell’innovazione tecnologica» sottolinea Testa, «vedo molta pubblicità e comunicazione fondata un po’ sul nulla, sull’immagine, su cose di poco conto per darsi una verniciata di verde, partorite da menti che speculano sulla credulità. C’è un’acqua minerale che si dichiara “contro la CO2”: che è come dire che sei contro l’aria». Va di moda il green, insomma, ma anche il greenwashing. «Mi riferisco alle distorsioni nella comunicazione di alcune aziende, non tutte» precisa il presidente di Assoambiente, «fortunatamente molte imprese italiane sono proattive e abituate a competere, sanno che se non abbracciano l’innovazione vanno fuori mercato: ma bisogna che sia un processo che riguardi la maggioranza delle imprese italiane, non solo i campioni nazionali in grado di farsi valere anche sul piano internazionale come Enel ed Eni». T

Grazie alle nuove tecnologie è possibile produrre un buon output economico riducendo il consumo di risorse

esta crede nell’efficacia per la ripresa di un progresso non necessariamente spettacolare, ma diffuso. «Secondo me il processo deve essere molto pervasivo e orizzontale» spiega, «ciascuno deve fare i conti con l’efficienza delle risorse che consuma e cercare di migliorare i processi produttivi. C’è da fare un po’ di tutto. Anche un’azienda con un sistema di produzione tradizionale, se non ha un’altra tecnologia a disposizione può comunque ottenere risultati importanti se riesce a migliorare l’efficienza di qualche punto: non bisogna per forza inseguire le tecnologie che sembrano più sexy». Tra le tecnologie più promettenti, oltre alle solite, dalle fonti energetiche rinnovabili all’auto elettrica all’idrogeno, ce n’è un’altra che torna a fare capolino in versione riveduta e corretta. «Credo che ci sia un ritorno sull’energia nucleare basato su tecnologie completamente diverse rispetto a passato» afferma Testa, «invece di fare gigantesche centrali nucleari come si faceva nel passato sono in fase avanzata di studio i cosiddetti mini reattori da 300-400 megawatt, che sono comunque delle belle potenze. Oltre a essere più sicuri, avrebbero il vantaggio di poter essere costruiti in maniera seriale in fabbrica, e quindi di avere costi molto minori. Sono all’avanguardia in questo settore sia gli Stati uniti che la Francia». Da presidente di Assoambiente, l’associazione che rappresenta le imprese private che gestiscono servizi ambientali specie nel campo dei rifiuti, Testa ha denunciato il fatto che ogni scelta in Italia è resa difficilissima da comitati che si oppongono a tutto, con la complicità spesso delle soprintendenze, del ministero dell’Ambiente, dei politici locali. Un rischio che a suo avviso incombe anche sulla ripresa prossima ventura. «Il problema riguarda i comitati ma anche certi punti di vista delle amministrazioni dello Stato» nota Testa, «leggo per esempio di una forte resistenza del ministero dei Beni culturali a evitare le tante posizioni di diniego che in questi anni hanno preso le soprintendenze contro qualsiasi tipo di nuovo impianto, da quelli fotovoltaici agli eolici, da quelli a biomasse ai geotermici: tutte le nuove tecnologie energetiche sono state avversate dal comitatismo e spesso dalle soprintendenze». Qualcosa del genere sta accadendo anche per il 5G. «La parte del Recovery che fa capo a Colao è molto importante» mette in evidenza il presidente di Assoambiente, «dovremmo porci l’obiettivo di avere in un anno una rete 5G installata nella maggior parte d’Italia, e invece abbiamo 300 comuni, alcuni dei quali grossi, anche capoluoghi di provincia, che hanno fatto ordinanze contro il 5G: neanche all’epoca della caccia alle streghe».                                

(r. v.)

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