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sustainability & circular economy

Se l’unione fa... la società consortile benefit

Value in Action riunisce cinque società con competenze complementari: è il primo caso in Italia di factory per lo sviluppo della responsabilità sociale d’impresa sotto forma di consorzio

30 Marzo 2021

Maddalena Bonaccorso
Se l’unione fa... la società consortile benefit

E' nata da poco ma si candida già a diventare un forte acceleratore nel campo della responsabilità sociale: stiamo parlando di Value in Action, prima società consortile Benefit d’Italia: factory per lo sviluppo della responsabilità sociale d’impresa che si impegna a reinvestire il proprio utile in progetti di studio su nuovi modelli di business sostenibili.

Presentata a Milano alla fine di gennaio, vuole coniugare la tradizionale attività profit con la spinta a diventare motore di crescita per l’ambiente nel quale si trova a operare.

Il Consorzio è composto da cinque società, con competenze complementari: Action Agency (società di advance communication e factory di linguaggi innovativi), Gfr (società di consulenza in strategia e politica aziendale), Nuovi Paesaggi, Create Value e Silaw Global Partnership (società di consulenza in direzione e gestione aziendale), che svilupperanno insieme avvalendosi delle diverse abilità  i progetti aziendali di Corporate Social Responsability. 

«Stiamo assistendo ad una nuova rivoluzione industriale, che richiede alle imprese una profonda evoluzione del proprio modello di business» spiega Manuela Ronchi, ceo & managing director di Action Agency, società di advance communication capofila del consorzio benefit «una visione che non può più prescindere dal ruolo dell’impresa nella società e dalla convergenza fra obiettivi di business e azioni di natura sociale. Value in Action sarà un potente vettore di comunicazione e progettazione a sostegno delle imprese al fine del raggiungimento del proprio obiettivo sociale».

La benefit corporation coniuga l’attività profit con l’impatto positivo sulla società e sul territorio

Il Consorzio infatti interpreta il modello delle Benefit Corporation americane, importato con successo anche in Europa e riconosciuto in Italia dalla Legge di Stabilità 2016, in chiave italiana. Il valore aggiunto di questo tipo di società è quello di coniugare la tradizionale attività profit con un impatto positivo sulla società e sulle persone attraverso il perseguimento di uno o più benefici comuni (benefit) in modo responsabile, sostenibile e trasparente. Si tratta di un salto culturale importante per i soci e per il management, dal momento che aumenta il concetto ed il senso di responsabilità che la figura dell’impresa andrà ad assumere nel contesto sociale in cui opera ed in cui interagisce. 

In pratica, Value in Action svilupperà progetti e comunicazione sociale con la capacità di parlare lo stesso linguaggio del mercato, al quale si rivolge con un’offerta completa di servizi, offrirà consulenza strategica per la definizione della social identity aziendale e attività di comunicazione per la promozione della responsabilità sociale d’impresa. 

Nello stesso, modo si proporranno e si svilupperanno progetti di welfare aziendale, quali servizi di supporto ed altre iniziative speciali a favore dei dipendenti, progetti sociali territoriali, come il recupero ed il rilancio di aree urbane od industriali degradate o di patrimonio culturale e ambientale, nonché progetti di marketing e commerciali ad alto impatto sociale. 

Il modello è quello profit-non profit che ha come scopo la circolarità virtuosa che, mentre alimenta il mercato, favorisce l’evoluzione e la crescita del tessuto sociale operando come Impresa benefit, con un business model che di fatto duplica l’impatto sociale della sua azione. 

 «Una parte rilevante dei proventi del consorzio sarà destinata ad investimenti in attività di studio e ricerca per la creazione di un nuovo modello di impresa» spiega Roberto Vasè, ceo & managing director di Gfr. «che la renda un attore principale per la crescita e lo sviluppo sociale del contesto in cui opera. In questa prospettiva, stiamo pensando, ad esempio al finanziamento di dottorati di ricerca».

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