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Ascopiave, obiettivo crescita con sostenibilità e profitti

Nel piano industriale 2020-24 della multiutility veneta 500 milioni di investimenti, utile, valore e dividendi in crescita. Parla il presidente Cecconato: «Non è il libro dei sogni, sono traguardi che raggiungeremo»

16 Febbraio 2021

Angelo Curiosi
Ascopiave, obiettivo crescita con sostenibilità e profitti

Rendere sostenibile la sostenibilità: ovvero, gestire un’impresa in modo profittevole impegnandosi con decisione per l’ambiente. È l’obiettivo del piano strategico 2020-24 di Ascopiave, l’utility triveneta guidata da Nicola Cecconato che non ha paura di sfidare l’apparente ossimoro che tanti profeti dell’ambientalismo fingono di ignorare, che cioè investire per l’ambiente è un costo sicuro non sempre accompagnato da sicuri ritorni. Dalle parti di Ascopiave invece sì: perché il piano riconosce il problema e spiega come lo gestirà. Le quattro linee strategiche sono presto dette: per la distribuzione gas crescita organica, cioè per linee interne, ma anche attraverso acquisizioni, cioè per linee esterne; innovazione tecnologica, ma su obiettivi specifici ben individuati; diversificazione ed efficienza. In estrema sintesi: crescita e sostenibilità.  Sorrette da 500 milioni di investimenti nel quinquennio e da precisi obiettivi finanziari: 742 milioni di valore aggiunto incrementale creato, di cui 491, pari al 66%, distribuito e il restante 34% trattenuto per finanziare gli investimenti. Di questo tesoro il 37% andrà agli azionisti, il 31 ai dipendenti, il 20 alle comunità locali, il 9 alla pubblica amministrazione e il 3 ai finanziatori. Agli azionisti, in particolare, si promette «una distribuzione di dividendi attrattiva e sostenibile», del resto in linea con quanto accaduto dal 2015 ad oggi, con un “dividend yield” (valore percentuale del dividendo sul prezzo medio delle azioni, ndr) tra il 5,6% e il 7,3% medio annuo. In particolare, il piano annuncia che Ascopiave “prevede la distribuzione di un dividendo in crescita dai 16 centesimi per azione del 2020 a quota 18 centesimi per il 2024, con un aumento del 13%”.  «Noi siamo ancora una utility tradizionale – spiega ad Economy Nicola Cecconato, presidente ed amministratore delegato di Ascopiave - ci piace ancora lavorare per il territorio, pensare a operazioni di crescita regionali o macroregionali, queste sono le nostre radici e secondo questo modello svilupperemo la nostra crescita. E quindi il frutto del nostro lavoro lo vogliamo rendere a chi ci ha dato la possibilità di cominciare molti anni fa questa avventura, che adesso sta portando ottimi frutti». E attenzione: chiunque abbia pratica di piano industriali sa che sono spesso scritti con l’inchiostro rosa, cioè incorporando nelle previsioni le condizioni di sviluppo ottimali. Ascopiave ha scelto una linea molto più severa. Nel proiettare nel futuro i propri risultati economici ha dovuto ipotizzare quale sarà l’inflazione media dei prossimi anni, un elemento cruciale per una utility che annovera tra i suoi fattori di guadagno la remunerazione sulla cosiddetta RAB, cioè il capitale investito che è riconosciuto dal sistema tariffario e che viene aggiornato appunto  con l’andamento dell’inflazione. Ebbene, la scelta è stata quella di postulare un’inflazione molto bassa, allo 0,6%. Un colosso come la Snam ha programmato un tasso dello 0,9%, l’Italgas addirittura dell’1,4%, pur considerando un orizzonte temporale più lungo. Se le previsioni di questi due gruppi concorrenti, peraltro seri e autorevoli, si rivelassero più giuste di quelle di Ascopiave, per quest’ultima sarà un buon affare: nell’arco del piano i risultati sarebbero infatti migliori con una RAB al 2024 che, nel primo caso, sarebbe superiore di 10 milioni di euro e nel secondo caso di oltre 25.

Ben 491 milioni dei 742 di valore ggiunto incrementale saranno distribuiti agli azionisti, ai dipendenti, al territorio e alla P.A.

Ma veniamo ai contenuti industriali del piano. «Siccome siamo legati al territorio abbiamo i piedi per terra – osserva Cecconato – E con questo piano non abbiamo voluto scrivere il libro dei sogni, ma indicare obiettivi che in linea di principio riusciremo ad attuare, perché, pur ambiziosi, sono alla nostra portata; in verità li abbiamo già in parte realizzati nel 2020, e in prospettiva crediamo di poterli portare avanti e completare nei tempi che ci siamo dati. Quindi un piano concreto e prudente che traccia la rotta per i prossimi anni». E dunque, largo all’innovazione che produce risultati. Innanzitutto quella al servizio dell’efficienza nella distribuzione del gas. Dove uno degli snodi tecnologici più cruciali sono ad esempio le cosiddette cabine Remi (un nome che deriva dall’acronimo sillabico di “riduzione e misura”). Le cabine Remi sono gli impianti che consentono alla reti di distribuzione locale di ricevere il gas in arrivo dalla rete nazionale. Facile a dirsi, meno a farsi perché la pressione del gas cambia moltissimo tra le due reti: in quella nazionale viaggia mediamente ad una pressione di 40-50 bar, in quella locale a 4-5 bar.

In questo processo di decompressione per legge fisica il gas metano subisce un brusco raffreddamento, e di conseguenza deve essere sottoposto ad un processo di preriscaldo. In molti impianti si può sfruttare questo processo per produrre energia anziché dissiparla, prevedendo l’espansione del gas all’interno di una turboespansore e ricavandone quindi energia elettrica.  Altra possibile evoluzione delle Cabine Remi è quella di renderle bidirezionali, ovvero rendere possibile l’immissione nella rete del trasportatore nazionale, la quota di produzione di biometano che la rete di distribuzione potrebbe non essere in grado di assorbire.. Questa innovazione assieme agli interventi di digitalizzazione delle reti, permetteranno di poter gestire quote crescenti di biometano e in futuro di altri gas sintetici, prodotti da fonti rinnovabili. A cosa porta, in concreto, quest’innovazione per Ascopiave? Ad un aumento di redditività per tutta la filiera, con la possibilità contribuire con le nostre reti ai processi di decarbonizzazione. «Crediamo che le reti del gas abbiamo un ruolo fondamentale nella transizione energetica, per questo ci impegniamo per realizzare reti flessibili e intelligenti, che possano veicolare anche biometano e idrogeno».  

Accanto a questa innovazione-chiave se ne realizzeranno altre, ad esempio per ridurre le dispersioni della rete e diffondere sempre di più l’impiego dei contatori intelligenti, per  favorire consumi sempre più consapevoli e responsabili. C’è poi, nel piano Ascopiave, una scelta originale su come gestire la sfida delle gare per l’assegnazione di nuove aree di distribuzione, il cui bando è giustamente nelle mani delle pubbliche autorità, il che però rende aleatori il “se” e il “quando” di queste procedure. Dunque Cecconato ha deciso di integrare il suo piano con due scenari: gare sì, gare no. Nel primo caso, si postula di poterne vincere due, nel secondo, ovviamente, nessuna. 

Ebbene, nel primo caso si espande la dimensione del business, mantenendo un’adeguata redditività; nel secondo si rinvia, per necessità oggettiva, quella parte di possibile espansione, confermando tuttavia le ottime performance che oggi caratterizzano la gestione delle attuali concessioni. 

«Le strategie per la crescita indipendenti dalle gare, però, ci sono eccome», aggiunge il manager: «E sono i nostri investimenti diretti sulle reti per la loro maggiore estensione eper conseguenti, maggiori allacciamenti, ed anche le eventuali acquisizioni di altre società più piccole che distribuiscono metano.

Inoltre, ci ripromettiamo di crescere anche attraverso eventuali associazioni temporanee d’impresa o partnership vere e proprie come quella con Hera nel settore energy, che va molto bene grazie alle sinergie e alle economie di scala, con risultati che si stanno dimostrando migliori delle aspettative; un’operazione veramente proficua per entrambi i partner e che vede rapporti eccellenti tra i management».

La joint venture tra i due gruppi si sostanzia nella società EstEnergy, di cui Hera detiene il 52% e Ascopiave il 48%, quota su cui ha il nostro Gruppo ha un’opzione put (diritto di vendere a prezzo prefissato) che può esercitare entro il 2026; ipotesi che però verrà presa in considerazione solo se servisse per realizzare investimenti alternativi più profittevoli, possibilità che ad oggi non è ipotizzata.

Sul tavolo dei vertici Ascopiave ci sono comunque molti dossier promettenti. Innanzitutto le diversificazioni produttive nei comparti eolico, idroelettrico e del biometano, questi ultimi legati anche al contesto agricolo del nostro territorio; e poi, certo, molta attenzione ai possibili ulteriori sviluppi locali, in particolare la fusione in corso tra le utilities Agsm Verona e Aim Vicenza: «Lasciamoli completare il loro processo di aggregazione e poi noi saremo saremo pronti ad aprire il dialogo per trovare forme di collaborazione e partnership», dice il manager che conclude: «Il nostro piano è stand alone ma siamo aperti anche a possibilità diverse che possano generare valore in una logica industriale».

Tutto è legato all’obiettivo di perseguire al meglio gli interessi degli stakeholder, e continueremo a lavorare così. Tutte le nostre iniziative servono per produrre risultati veri. Promuovere la transizione energetica, creare energia pulita, garantire la sostenibilità sociale in maniera profittevole.

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