La Cina rallenta più del previsto. Nel secondo trimestre l’economia è cresciuta del 4,3%, il ritmo più debole degli ultimi tre anni e sotto l’obiettivo del governo, fissato tra il 4,5% e il 5%.
Il settore manifatturiero corre, trainato dalla domanda globale di hardware per l’intelligenza artificiale e tecnologie verdi: a giugno le esportazioni sono salite del 27% su base annua, il rialzo più forte dal 2021. Ma il mercato interno arranca. I consumi restano deboli, il settore immobiliare è ancora fiacco e gli investimenti delle imprese calano rapidamente: nel primo semestre i finanziamenti per nuove fabbriche, strade ed edifici sono scesi del 5,7%.
Questo scenario mette sotto pressione i vertici cinesi, chiamati a varare misure di stimolo concrete nel corso della riunione prevista entro fine mese: tra le opzioni sul tavolo, credito più economico, maggiori investimenti in infrastrutture, sostegno al mercato immobiliare, oltre a sgravi fiscali, sussidi e salvataggi mirati.
I dati potrebbero essere gonfiati da un elemento temporaneo: gli esportatori cinesi hanno accelerato le spedizioni prima del 24 luglio, data in cui scadrà la tregua sui dazi USA al 10% e sono attesi aumenti tariffari. Il boom dell’export rischia quindi di sgonfiarsi nel prossimo trimestre.
Nell’ultimo trimestre l’indicatore più ampio dell’inflazione cinese è tornato positivo per la prima volta dall’inizio del 2023, chiudendo quasi tre anni di prezzi in calo. Sulla carta è una buona notizia: la deflazione è tossica per l’economia, perché spinge i consumatori a rimandare gli acquisti in attesa di prezzi più bassi, erode i ricavi delle imprese — che tagliano salari e posti di lavoro — e aumenta il peso reale dei debiti, sia per famiglie che per aziende. Una spirale che, come insegna il caso giapponese, può durare decenni.
Uscire dalla deflazione allenterebbe quindi il peso dei mutui e del debito degli enti locali, rilancerebbe i ricavi aziendali e darebbe più margine di manovra ai policymaker. Ma la ripresa dei prezzi sembra legata più al rincaro energetico causato dalla guerra in Iran che a una vera ripartenza della domanda interna. La Cina, insomma, non è ancora fuori pericolo.
















