Cina

Cina e Giappone nelle ultime settimane hanno preoccupato gli investitori. I segnali negativi arrivati dalla borsa di Tokyo e i problemi con il settore manifatturiero, legati al paese del Dragone, hanno preoccupato i mercati occidentali.

Chi conosce bene la realtà orientale è Nicola Tanzini, presidente e founder di intarget, società che da anni opera in Cina che spiega:

«Monitoriamo quello che sta accadendo in Cina grazie a un team presente in loco, dal 2018, in una città cardine come Shanghai. Si è parlato di code agli sportelli in cerca di liquidità ma dobbiamo osservare che i cinesi non usano praticamente più contante nella loro quotidianità, soprattutto nelle grandi città, affidandosi alle app persino, nei casi più estremi, per fare l’elemosina. Indubbiamente, la Cina sta attraversando un momento estremamente difficile sia dal punto di vista economico che sociale: basti pensare ai lockdown dovuti alla strategia contagi-zero che sta creando un clima pesante e spingendo parte degli espatriati residenti in Cina, e i cittadini cinesi stessi, a rientrare nei paesi d’origine o spostarsi in altre aree dell’Asia».

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Una realtà meno dura di quanto si pensi

Per questo motivo più che corse agli sportelli, le limitazioni riguardano il trasferimento di fondi all’estero, più complessi rispetto al passato- afferma Nicola Tanzini, Presidente e Founder di intarget. -La scelta di insistere con questa strategia di contenimento del virus, ma anche le incertezze legate alla situazione politica internazionale, inevitabilmente rendono incerte le prospettive future delle aziende. Trovarsi da un giorno all’altro con stabilimenti chiusi, forti limitazioni all’attività o con enormi problemi nella supply chain stanno portando a due evidenze: l’avvio di un’exit strategy dalla Cina da parte di diverse aziende occidentali, in tempi più o meno rapidi, e una minor certezza di investimenti occidentali in Cina, nonostante continui ad essere una delle principali economie mondiali».