Ci piaceTamburi che trova l'oro nel retail. Non ci piace se i sospetti di riciclaggio congelano Nordea

Ci piace. Il rabdomante Tamburi che trova l’oro nel retail

La sua Tip acquista un ulteriore 17,8% in Ovs e scommette sull’equilibrio tra negozi fisici e on-line

Cinque anni fa il suo titolo valeva circa due euro e mezzo, oggi veleggia ben oltre i 6: ma è la redditività e la dimostrata affidabilità nel tempo che giustifica questa prestazione importante della Tamburi Investment Partners (Tip), l’investment bank creata da Gianni Tamburi, che si è sempre distinto per essere un sobrio ma infallibile rabdomante delle imprese italiane più promettenti. È stato tra i primi a capire e sposare i valori del made in Italy inteso in senso lato, dalla meccanica specializzata di una Interpump al food di qualità di Eataly alla moda sportiva di Moncler. E nuovamente l’ex numero uno di Euromobiliare messosi in proprio ormai vent’anni fa ha colpito e un po’ spiazzato i conformisti con il suo ultimo investimento: 74,8 milioni di euro per acquistare il 17,8% del capitale di Ovs, la società di grande distruzione guidata dal bravissimo Stefano Baraldo, sostituendo nel capitale dell’azienda il fondo Bc Partners. Ed è bastato l’avvento della Tip tra i soci a far schizzare in su il titolo Ovs. Così Tamburi ha spiegato al Sole 24 Ore per spiegare la sua scelta di puntare su un’azienda di distribuzione tradizionale: «Il negozio mi è sempre piaciuto ed è una caratteristica ricorrente dei miei investimenti: se consideriamo Amplifon, Ovs, Hugo Boss, Furla, Moncler ed Eataly, contiamo su circa 20.000 negozi nel mondo. L’esperienza emozionale e fisica dei negozi è insostituibile. Le vendite online sono un complemento necessario, certo, ma credo che il futuro sia nella multicanalità. E anche le mosse di un colosso delle vendite online come Amazon, che ha comprato librerie “fisiche” e i supermercati Whole Foods, vanno in questa direzione».

Non ci piace. Se i sospetti di riciclaggio congelano Nordea

La banca fa un brutto primo trimestre, il capo silura il responsabile dei rischi e arrivano i licenziamenti

Fa freddo in Scandinavia, è risaputo, ma per la Nordea Bank il freddo si è fatto pungente nel primo trimestre 2019, che ha registrato un calo del 42% dell’utile netto con diminuzione dell’attività ed incremento dei costi.

Ma il brivido peggiore non deriva tanto dalla gravità della frenata – capita! – quanto dalle sue cause. L’istituto ha dovuto stanziare 95 milioni di euro per eventuali rischi di multa riconducibili alle procedure in corso contro di esso in Danimarca per la punizione e prevenzione al riciclaggio di denaro. Un vero e proprio accantonamento prudenziale. Per l’esattezza, nel periodo gennaio-marzo l’utile operativo è sceso del 36% da un anno prima a 621 milioni di euro (695 milioni di dollari), mancando l’aspettativa media degli analisti raccolta da un sondaggio Reuters che era stata di 730 milioni. Il fatto è che Nordea è una delle banche nordiche – insieme a Danske Bank e Swedbank – che negli ultimi mesi è apparsa nelle segnalazioni istituzionali del presunto riciclaggio. «L’armonizzazione delle norme antiriciclaggio e delle pratiche di vigilanza è necessaria, e noi sosterremmo la creazione di un’agenzia a livello europeo, con l’obiettivo di combattere il riciclaggio di denaro e la criminalità finanziaria», ha detto l’amministratore delegato Casper von Koskull. Che ha poi mandato via

Julie Galbo, il dirigente responsabile della prevenzione dei rischi. Von Koskull ripete in queste settimane che, dopo anni di ristrutturazione, Nordea è ora in grado di generare una crescita degli utili che soddisferà gli azionisti. Forse perché ha licenziato 1500 dipendenti a tempo pieno sostituendoli con dei robot.