E-mail, WhatsApp, SMS, Slack e consimili negli ambienti corporate, Messenger, WeChat, Telegram, perfino il vecchio telefono. È solo l’inizio della lunga lista dei canali di comunicazione che ci bombardano quotidianamente. E ogni messaggio che arriva richiede qualche tipo di azione – seppure solo la decisione di ignorarlo. È una corsa che non vinceremo mai. Considerando solo le mail – ancora il cuore delle comunicazioni aziendali – nel 2020 ne sono state spedite e ricevute all’incirca 306 miliardi ogni singolo giorno dell’anno. Si prevede che il numero aumenterà a 376 miliardi al giorno entro il 2025. Siccome l’attuale popolazione del mondo è di 8 miliardi di persone, scarsi al momento escono quotidianamente 38 messaggi per ogni abitante della Terra. Una buona metà dei quali, però, è ancora off-line. Quindi questa grandine devastante è di 76 messaggi pro-capite al giorno nel mondo connesso…(dire civilizzato, a questo punto, diventa faticoso, ndr).

Impossibile rispondere a tante sollecitazioni

È praticamente impossibile rispondere a così tanti “solleciti” – anche quando arrivano da altri esseri umani e non sono stati generati da un computer. Nelle circostanze, è perfettamente evidente che molte delle nostre risposte saranno “tardive”. Nasce allora la questione di come scusarsi, anche se – come abbiamo visto – il ritardo è praticamente inevitabile.
Trascurare la corrispondenza non è una novità, né tantomeno scusarsene. Già nel tardo Novecento l’autore americano Mark Twain dette questa risposta alla lettera di un’ammiratrice: “Ci ho messo molto a rispondere alla Sua lettera Miss Harriet, ma bisogna che si ricordi che è passato un uguale periodo di tempo da quando l’ho ricevuta – ciò ci mette alla pari, con nessuna colpa da una parte o l’altra…”. Twain rispose dopo diversi mesi.

Si è ristretta la “finestra di risposta”

Al giorno d’oggi la “finestra del tempo di risposta” si è notevolmente ristretta. È perfettamente ipotizzabile trovarsi dalla parte del torto per il fatto di rispondere nel pomeriggio a una mail arrivata in mattinata. Bisognerebbe scusarsene? Se n’è aperto un dibattito negli Usa di cui riferisce la rivista Atlantic. Dopo una dotta analisi degli effetti prodotti da vari tipi di scuse proponibili – tra supplicare umilmente perdono e offrire una spiegazione dettagliata del misfatto, comprese le possibili soluzioni intermedie – l’autore dell’articolo raggiunge un altro tipo di conclusione: “Non potremmo essere semplicemente meno disponibili?”. Bisognerebbe cioè, secondo gli americani, fregarsene. È probabile infatti che le “leggi della cortesia” si orientino in quella direzione, ma per ora sono lente a cambiare. Ah…‘Boh’ è anche una marca di tè malese…
(James Hansen per Mercoledì di Rochester)