chiusura banca

Sono sempre di più i paesi che devono fare i conti con la chiusura di una banca. In Italia, infatti, ci sono sempre meno istituti di credito. Lo dice uno studio di Unimpresa che ha elaborato i dati della banca d’Italia. Dal 2014 al 2023, le banche sono diminuite del 35,5%, da 664 a 429 unità (-35,5%); nel corso del 2023 si è registrato un calo di 10 unità (-2,28%). Le banche erano 643 nel 2015, 604 nel 2016, 538 nel 2017, 505 nel 2018, 488 nel 2019, 474 nel 2020, 456 nel 2021, 438 nel 2022.

Perché in Italia ci sono meno banche

Sono diversi i motivi che stanno dietro a quella che è definita come razionalizzazione del settore bancario. Si parte dalla vigilanza europea, alla quale si sommano alcuni interventi normativi come la riforma delle banche popolari e i salvataggi originati dai dissesti di banche soprattutto locali come la Popolare di Vicenza, Carige, Veneto Banca ed Etruria. La chiusura delle banche è uno dei principali motivi che stanno dietro alla cosiddetta desertificazione bancaria, cioè quel fenomeno che vede la chiusura di diversi sportelli sul territorio. Basti pensare che in Italia nel 2014 le filiali bancarie erano 30.740 e sono progressivamente diminuiti fino ad arrivare ai 20.161 del 2023. Dal 2014 al 2023 le chiusure sono state 10.579 (-34,41%). L’anno peggiore è stato il 2018 con 1.965 chiusure.  Nel 2023 le chiusure sono state 823, in calo del 3,93% rispetto a dicembre 2022. La desertificazione bancaria è stata accompagnata parallelamente da una fortissima riduzione del personale delle banche: i dipendenti erano 303.595 nel 2014 e a fine 2023, dopo 10 anni, risultano 261.425 con una variazione negativa pari a 42.170 unità (-13,9%); nel corso dell’ultimo anno, gli addetti sono calati di 2.862 unità, pari a una discesa dell’1,08%.

La chiusura di una banca può lasciare scoperti i paesi

Le chiusure maggiori in tutti questi anni sono state in regione Lombardia: 203 (4,96%) in un anno, cioè dalle 4.094 del 2022 alle 3.891 del 2023. La variazione è negativa su tutto il territorio nazionale.  Ma anche nel resto dell’Italia le cose non vanno certo meglio. Basti pensare che sono sono 4,5 milioni le persone che vivono nei 3.312 comuni privi di un’agenzia bancaria e oltre 1 milione le imprese e le partite Iva sprovviste del supporto bancario. «La cura dimagrante del settore bancario italiano si spiega con la sola esigenza degli istituti di credito di ridurre i costi operativi per incrementare i margini di profitto, con buona pace della ridotta presenza sul territorio che è una minaccia fortissima per la sicurezza tanto delle famiglie quanto delle imprese. Le banche sono un presidio di legalità e rappresentano un pilastro per la nostra economia. Il settore è un servizio pubblico essenziale e mi chiedo se, da questo punto di vista, non sia opportuna una diversa supervisione sia da parte della politica sia da parte delle autorità di vigilanza», osserva il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.