La revisione “da remoto”,sfida da tempi di pandemia

La domanda

«Sono un piccolo imprenditore del Basso Piemonte – scusate se non mi firmo, ma non vorrei far sapere i fatti miei – e mi sono sentito dire dall’impiegato della filiale della Bcc dove lavoro abitualmente che sarebbe ora che mi facessi fare la revisione del bilancio. Ma non basta il collegio sindacale, dico io? E comunque a che mi servirebbe questa revisione?

Quanto mi costerebbe? Quanto tempo assorbirebbe e quanta gente dovrebbe girare per gli uffici della mia azienda, e per quanto tempo? E siamo sicuri che poi davvero il bilancio revisionati mi facilita l’obiettivo di farmi finanziare dalla banca?»

Se avere credito, per un’impresa italiana, è diventato sempre più difficile, presentarsi in banca con il bilancio certificato da una società di revisione contabile esterna, e non soltanto dal collegio sindacale, è sicuramente un punto di forza. Le società obbligate a sottoporre i propri conti alla revisione sono, per il codice civile, tutte le società di capitali – circa 1,1 milioni attive in Italia – ma quelle “a responsabilità limitata” sono obbligate solo se controllano una società obbligata o se per due esercizi consecutivi superano almeno due dei tre limiti indicati per la redazione del bilancio in forma abbreviata. La revisione può essere svolta da un revisore persona fisica o dal collegio sindacale (se la società non redige il bilancio consolidato e se previsto dallo statuto) e non necessariamente da una società di revisione, che però – almeno in teoria e comunque sul piano dell’immagine – assicura un lavoro più qualificato. Anche le start-up e le PMI innovative hanno l’obbligo di revisione del bilancio per mantenere lo status: cioè circa 7mila imprese in Italia. Devono sottoporre i propri conti a revisione legale anche le società che intendano emettere minibond. E quante sono le società specializzate nella revisione legale in Italia? Al registro istituito presso il ministero dell’Economia (Mef), a gennaio le società di revisione erano 473, di cui un quarto con sede legale in provincia di Milano e il 12% in provincia di Roma. Storicamente, il panorama italiano delle società di revisione è stato “dominato” dalle cosiddette Big Four (PwC, EY, Deloitte e KPMG). Altri rilevanti network di revisione sono BDO e RSM. Le società che, pur non essendo obbligate a sottoporre il proprio bilancio a revisione legale, scelgono di farlo,  facendo così “entrare in azienda” dei terzi, permettendo loro di indagare ed analizzare documenti, transazioni, contabilità, procedure interne, fanno una scelta impegnativa ma sicuramente allineata con l’evoluzione dello scenario economico-imprenditoriale. Il bilancio è uno dei principali strumenti d’informazione esterna dell’impresa e avere un bilancio certificato può apportare benefici. Il Principio di Revisione Internazionale ISA Italia 200 dichiara: “la finalità della revisione contabile è quella di accrescere il livello di fiducia degli utilizzatori di bilancio”. Un bilancio certificato con una clean opinion rispetta i principi contabili di riferimento: chiaro, veritiero e corretto, è un documento affidabile sullo stato dell’azienda e sulla disclosure dei risultati patrimoniali, economici e finanziari. La revisione di bilancio volontaria è anche un’occasione per l’azienda di incrementare le proprie competenze e di sottoporre ad analisi e revisione le procedure, il sistema contabile e informativo, di avere una conferma sul rispetto degli adempimenti societari, di controllare le aree a maggior rischio.

Il 40% delle aziende con un buon rating hanno il bilancio revisionato, e solo il 25% riescono avere un buon rating senza i conti revisionati

Ma la domanda che ci si potrebbe porre è: un bilancio certificato da un revisore o da una società di revisione comporta effetti benefici sul merito di credito di un’azienda? Favorisce un miglioramento del rating (posto che il giudizio del revisore sia positivo, senza rilievi)? La risposta a questa domanda difficilmente può essere certa e incontrovertibile: le variabili che i sistemi di rating considerano sono troppe e spesso troppo complesse per rilevare un effetto diretto della certificazione di bilancio sul merito creditizio della società. Non si può negare, però, che un parere sul bilancio espresso da un soggetto terzo e indipendente, quale il revisore, sia un elemento che accresca la fiducia degli stakeholder e quindi – tra questi – anche del sistema bancario. Un bilancio certificato da un revisore o da una società di revisione è un bilancio che rispetta i principi contabili, la cui finalità informativa è rispettata, un importante documento societario sul quale sono state svolte analisi e indagini contabili e non solo (risk assessment, verifiche sulle procedure aziendali et similia). Pur tenendo a mente che un bilancio certificato senza rilievi può essere ottenuto anche da un’azienda non particolarmente performante, uno studio di Cerved mostra come la presenza di un revisore di bilancio sia un segnale forte di maggiore affidabilità. Il 40% delle aziende con Cerved Group Rating nell’area di sicurezza massima e con rating massimo hanno il bilancio revisionato, contro un 25% che non lo hanno; dunque Cerved conferma che le aziende (e in particolare le PMI) hanno bisogno di strumenti che riescano a certificare la loro affidabilità economico-finanziaria.

QUALI VANTAGGI IMPLICA REVISIONE?

La revisione del bilancio d’esercizio e la presenza in azienda dei revisori è certamente da considerare un aspetto utile, positivo e anche vantaggioso per le società. Ma, assodato che un bilancio certificato (positivamente) da una società di revisione può dare benefici in termini di rating, la domanda ulteriore potrebbe essere: vi sono altri benefici?

Di sicuro è un requisito necessario per accedere al mercato dei minibond, come anche per ottenere e/o mantenere lo status di start-up o PMI innovativa. Tra i benefici riscontrabili c’è quello riguardante il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: il decreto attuativo stabilisce che “le imprese con bilancio certificato sono esenti dagli obblighi previsti” ai fini dei controlli della documentazione e ciò si interpreta come esimente sia per le società obbligate alla revisione, sia per quelle che la scelgono volontariamente.

La società che volessero godere del credito d’imposta per Ricerca & Sviluppo, senza bilancio certificato, dovrà invece rendicontare i costi all’Agenzia dell’Entrate e tale documentazione dovrà essere certificata da un soggetto abilitato alla revisione.

Tra i requisiti per partecipare alle gare sopra soglia comunitaria è quello di avere nel DGUE (Documento di Gara Unico Europeo) gli ultimi due bilanci certificati; sempre in ambito comunitario, per partecipare ai progetti UE la Commissione Europea consiglia fortemente che i bilanci delle società siano oggetto di audit. La revisione però non è la panacea di tutti i mali e non vuole neanche esserlo. Il revisore indaga, analizza, testa e si forma un’opinione indipendente: non è né un consulente, né un confidente degli imprenditori.

La revisione dei bilanci quindi non previene le crisi di impresa, non può porre rimedio a tensioni finanziarie o a inefficienze produttive dovute a personale inadeguato, non sempre riesce a individua comportamenti illeciti o fraudolenti.

MA QUANTO COSTA REVISIONARE?

Oltre ai puri costi monetari derivanti dal compenso spettante alla società di revisione o al soggetto preposto, la società che decide di sottoporsi a revisione dovrà affrontare i costi derivanti dall’organizzazione del lavoro da essa derivante. Ciò è quantificabile nel tempo dedicato dal personale ai revisori: colloqui, richieste documentali, conte inventariali, reportistica e simili.

Le figure aziendali maggiormente coinvolte sono sicuramente il personale dell’area amministrativa – CFO, capo contabile, controller – gli amministratori e i soci, ma anche lo staff di altre funzioni quali la logistica, le risorse umane e l’area commerciale, per citarne alcune.

Ci sono poi costi non monetari ma di natura organizzativa e psicologica. E che inducono anche le società obbligate a preferire spesso di affidare la revisione al collegio sindacale o al revisore unico persona fisica ma non alla società esterna di revisione: questa scelta può essere letta come un modo per mantenere un’autonomia gestionale di cui spesso le imprese sono gelose.

Avere in azienda una società di revisione che certifichi il bilancio d’esercizio è certamente un onere, poiché per l’audit è necessario e imprescindibile il supporto del management e dello staff aziendale, ma non deve essere vista come un’entità che ne limiti l’autonomia decisionale.

L’audit non è un’attività di consulenza e i revisori non intervengono nelle scelte societarie, ma cercano sufficienti elementi probativi affinché il revisore esprima un giudizio sul bilancio d’esercizio.  Ciò non limita l’autonomia gestionale di una società.

L’influenza della società di revisione può essere casomai virtuosa: poiché la società, al termine delle sue attività emetterà una relazione che può essere positiva o negativa, le imprese saranno invogliate ad applicare le best practice contabili e gestionali affinché l’esito dell’audit sia senza rilievi.