di Alessandro Arrighi

L’arcaico termine “battere il marciapiede” era meno nobile della nuova espressione “social content creator”, che definisce chi vende l’immagine del proprio corpo e contatti virtuali su appositi siti. La piattaforma stabilisce il prezzo massimo dell’abbonamento e le commissioni e consente di pubblicare contenuti che, in chat, potranno diventare prodotti “multimediali” ad personam. I guadagni sono da capogiro: pochi euro al mese pagati da ciascuno delle migliaia di follower totalizzano diverse migliaia di euro al mese, più il prezzo dei “contenuti speciali”.

Si tratta di un lavoro, non di una forma di esibizionismo. C’è spazio per ogni gusto Lgbtqk+: chi spende cifre importanti per foto di piedi o di seni, ma anche chi supplica e ottiene di pagare, per il mero desiderio di essere sfruttato, in una forma di dominazione definita “money slavery” in cui si paga senza assolutamente nulla in cambio, se non, al più, qualche insulto: spendendo meno, si potrebbe partecipare a un vero evento Bdsm, dal vivo, ma sono sempre di più le persone, che preferiscono il virtuale. Su Instagram, Tik Tok e sui gruppi chat, i creator promuovono l’abbonamento al sito senza veli, che ha ampiamente sostituito il viale. Ma mentre, tradizionalmente, chi esercitava il “mestiere”, non godeva di prestigio sociale, questi nuovi professionisti, in un mondo in cui prezzo e valore tendono a confondersi, sbandierano i fatturati e ottengono, insieme a qualche insulto, rispetto e fans.

Per ragioni fiscali e per non rischiare accuse di induzione alla prostituzione, le piattaforme hanno sede in Paesi extra europei, ma si rivolgono a un pubblico localizzato specialmente in Europa e negli Stati Uniti, dove i legislatori non vedono il fenomeno né gli effetti distorsivi sul mercato del lavoro. I giovani osservano la difficoltà di guadagnare quelle cifre con un lavoro tradizionale e paragonano queste remunerazioni a quelle di chi sta tutto il giorno in ufficio o in fabbrica, con l’effetto di far diventare il mercato porno-virtuale un riferimento per i prezzi del lavoro: chi lavora in un’impresa è considerato povero e sfruttato e perde riconoscimento sociale e le imprese faticano a trovare persone disposte a lavorare al salario corrente. In questo modo, saltano il sistema dei prezzi e quello del valore con effetti prospettici devastanti sul sistema economico.