L’agenda del nuovo governo per i giovani si baserà presumibilmente sul percorso delineato nel programma elettorale definito congiuntamente dalle forze politiche del centro destra uscite vincitrici il 25 settembre scorso.
Senza pretendere di essere esaustivo, voglio qui mettere l’accento su alcune delle proposte formulate dalla coalizione e sulle sfide che attendono il governo nell’attuarle, provando ad invertire il trend di peggioramento dal divario generazionale registrato dall’avvento della crisi finanziaria del 2008 in avanti.
Divario generazionale, la soluzione è lo Youth Check
Il vero elemento di novità, che non ha trovato riscontro negli altri programmi elettorali, è “la valutazione di impatto generazionale delle leggi e dei provvedimenti a tutela delle future generazioni” Evidente il riferimento al modello dello Youth Check, già da qualche anno operativo in Austria e Germania. Il punto di partenza, nel nostro paese è l’attività svolta dal Comitato per la valutazione dell’impatto generazionale delle politiche pubbliche pubbliche (COVIGE) istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presieduto dal Ministro per le Politiche Giovanili. Comitato di cui mi onoro di essere membro assieme ad altri colleghi che a vario titolo si occupanodi questa tematica.
L’azione del Comitato riveste un carattere altamente strategico, in virtù dell’avvio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e del Piano degli investimenti a esso complementare (PNC), nonché dell’Accordo di partenariato2021-27 per i fondi europei, che prevede rilevanti impatti sulle nuove generazioni. Nel mese di luglio di quest’anno il Comitato a messo a punto le Linee Guida Per La Valutazione Dell’impatto generazionale Delle Politiche Pubbliche introdotte con DM del Ministro per le politiche giovanili. In esse è messo a fuoco il meccanismo per riconoscere le misure generazionali e quelle potenzialmente tali. Un punto di partenza per definire lo Youth check che il Governo sarà chiamato a introdurre nel nostro ordinamento. L’attenzione ovviamente non dovrà essere data solo all’impatto sulle future generazioni, ma anche sulle attuali giovani generazioni: Il COVIGE, in proposito ha indicato come riferimento la fascia di età tra i 14 e i 34 anni.
Patto per l’occupazione giovanile, cos’è e cosa prevede
Il secondo tema riguarda le modalità di ingresso nel mercato del lavoro dei giovani. E qui c’è Fratelli d’Italia che parla di strumenti, contratti di apprendistato, tirocini; Forza Italia di salario minimo di 1.000 euro per apprendistato, praticantato, lavoro; Lega di riduzione dell’imponibile per i giovani neoassunti. Tutte queste istanze, dovrebbero essere raccolte all’interno di quello che viene definito il Patto per l’occupazione giovanile che ci chiede tra l’altro, Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e che il Ministro del lavoro uscente ha annunciato un anno fa ma mai promosso.
Startup, solo il 18% è a prevalenza giovani
Il terzo tema è il supporto all’imprenditoria giovanile, messo anch’esso al centro del programma elettorale congiunto e nelle declinazioni dei singoli programmi della coalizione. Perché è importante questo? Perché in realtà oggi in Italia, soltanto il 18% delle start-up registrate sono considerate a prevalenza giovanile, e pochissime addirittura le Pmi innovative (il 4%). Un primo intervento in tal senso potrebbe essere la rimodulazione dell’attuale target del PNRR, che non prevede fasce di età per gli incentivi alle nuove imprese…
Ricerca, bisogna creare 35mila nuovi posti per arrivare alla media Ue
Un altro aspetto cruciale è quello della ricerca. Ci sono i ricercatori, le nostri migliori menti che se ne vanno. Anche qui c’è una sfida complicata perché noi oggi abbiamo in Italia 220.000 ricercatori, (dato Eurostat 2021), ma se dovessimo adeguarci alla media europea (1,44% forza lavoro), dovremmo averne almeno 310.000. Mancano dunque all’appello 90.000 ricercatori. Il PNRR già prevede la creazione di nuovi 35.000 ma mancano all’appello altri 45.000 posti. Qui serve dunque una strategia a medio lungo termine che colleghi la ricerca alla politica industriale.
Reddito di cittadinanza, su 440 mila beneficiari giovani solo 152 mila lavorano
Infine il dossier più delicato, quello del reddito di cittadinanza. Quest’ultimo, nella sua componente di politica attiva), ha interessato solo poco più di 440.000 beneficiari nella fascia di età tra 18 e 29 anni che hanno sottoscritto un Patto per il lavoro (Dato 2021). Di questi si stima che solo 152mila abbiano sottoscritto un contratto di lavoro (di cui peraltro non si conosce natura e durata). Poca cosa se si considera che nello stesso anno i NEET nella medesima fascia di età sono stati oltre circa 2 milioni. Una revisione di questa componente destinata ai giovani va dunque messa al centro di ogni riflessione sul tema.
Queste, insomma, le cinque mosse da compiere se si vuole non solo provare a dare una risposta alla vera e propria emergenza giovanile, ma porre le base per sostenere e valorizzare la nostra “materia prima” più preziosa: i giovani appunto.













