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La nuova emergenza migratoria a Ceuta, dove decine di migliaia di persone hanno raggiunto il territorio spagnolo dal Marocco, ha prodotto una prima risposta politica destinata a scuotere gli equilibri europei. L’Italia ha ufficialmente sospeso Schengen con la Spagna, ripristinando i controlli sui collegamenti aerei e marittimi e rafforzando la sorveglianza lungo il confine con la Francia. La misura riporta al centro dell’agenda comunitaria uno dei pilastri dell’integrazione europea: la libera circolazione, che può essere temporaneamente limitata in presenza di minacce eccezionali per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale.

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Un accordo storico, ma con margini di sospensione

Firmato il 14 giugno 1985 sulle acque della Mosella, l’Accordo di Schengen rappresenta uno dei simboli più concreti dell’integrazione europea. Oggi coinvolge 29 Paesi e consente la libera circolazione senza controlli sistematici alle frontiere interne. Tuttavia, il quadro normativo consente ai singoli Stati di reintrodurre temporaneamente i controlli quando emergono minacce ritenute gravi per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale.

Quando tornano i controlli alle frontiere

La sospensione di Schengen non comporta la chiusura delle frontiere, bensì il ripristino dei controlli di Polizia in ingresso e in uscita dai Paesi interessati. Il Codice Frontiere Schengen stabilisce che tali misure possano durare fino a 30 giorni, salvo proroghe motivate se la minaccia persiste. Negli ultimi anni diversi Stati europei hanno fatto ricorso a questa possibilità durante la pandemia di Covid-19, dopo attentati terroristici o nei momenti di maggiore pressione migratoria.

Ceuta, frontiera esterna dell’Europa

La situazione di Ceuta, insieme a quella di Melilla, presenta caratteristiche particolari. Pur essendo territorio spagnolo e quindi parte dell’area Schengen, le due enclave costituiscono una frontiera esterna dell’Unione europea. Per questo motivo chi entra in queste città non può poi raggiungere liberamente la Spagna continentale, ma deve essere sottoposto a specifici controlli d’identità e documentali, come previsto dalle norme europee.

Le possibili ricadute per Italia e Spagna

Sul piano pratico, considerando che Italia e Spagna non condividono un confine terrestre, l’eventuale misura non impedirebbe i viaggi, ma comporterebbe verifiche più rigorose per chi arriva sul territorio italiano dalla Spagna. Un provvedimento che potrebbe avere anche un impatto sul funzionamento del mercato unico, sui collegamenti e sulla percezione della stabilità dell’area di libera circolazione europea.