Dalla “a” di Aboca alla “z” di Zambon, passando per Alessi, Amarelli, Amaro Lucano, Atm, Artsana, Aurora, Barilla, Benetton, Birra Peroni, Bracco, Branca, Campari, Cimbali, Ducati, Eni, Ermenegildo Zegna, Fendi, Ferragamo, Fila, Fatelli Carli, Generali, iGuzzini, Kartell, Lavazza, Magneti Marelli, Piaggio, Pirelli, Poltrona Frau, Rinascente, Riva, Treccani… Immaginate di poter entrare negli archivi dei brand che hanno fatto la storia dell’impresa italiana (e che ancora ne sono protagoniste), ripercorrendone le tappe, immergendovi nel passato per proiettarvi nel futuro. Ma non c’è bisogno di immaginare: è proprio per promuovere la politica culturale d’impresa attraverso la valorizzazione degli archivi e musei d’impresa che nel 2001 è nata a Milano Museimpresa – l’Associazione Italiana Archivi e Musei d’Impresa – con il supporto di Assolombarda e Confindustria. Tra i soci fondatori, Museimpresa conta, tra gli altri, l’Archivio Storico Barilla, il Museo Salvatore Ferragamo, il Museo Kartell, l’Archivio Storico Birra Peroni e il Museo Piaggio.

Dalla sua fondazione, Museimpresa, una rete unica a livello europeo che riunisce musei e archivi di archivi di grandi, medie e piccole imprese italiane, opera con lo scopo di salvaguardare e valorizzare il patrimonio raccolto nei musei e negli archivi aziendali, che rappresenta una chiave di testimonianza unica per raccontare l’evoluzione sociale, economica e politica e la storia d’Italia.

E della rete associativa, che si è arricchita negli anni fino a raggiungere quota 147 soci, fanno parte associati – musei, archivi storici e fondazioni d’impresa – e sostenitori istituzionali: nel 2006 si sono uniti il Museo Martini e Museo Nicolis, nel 2008 ha fatto il suo ingresso Fondazione Zegna e nel 2010 la Fondazione Fiera Milano e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Nel secondo decennio degli anni 2000 sono entrati a far parte dell’Associazione anche l’Archivio Benetton, l’Archivio Storico di Poste Italiane, il Museo Lavazza, il Museo e Archivio Storico Italgas, la Fondazione Leonardo Civiltà delle Macchine, la Fondazione FS Italiane e molti altri.

I musei e gli archivi d’impresa appartengono a realtà aziendali storiche, alcune fondate oltre un secolo fa, altre attive da molti decenni. Indipendentemente dalla dimensione e dall’anno di costituzione, riflettono la varietà e la qualità del tessuto industriale e imprenditoriale italiano. Dal design alla chimica e alle assicurazioni, dalla produzione di macchine per caffè alle società sportive, dai giganti della gomma e della plastica all’industria tessile, fino agli archivi storici d’Italia. «Dare valore alla storia delle imprese del made in Italy, come fa Museimpresa, significa rafforzare la loro capacità competitiva sui mercati globali, rilanciando l’importanza del connubio tra la memoria del saper fare e la spinta all’innovazione, il senso della bellezza e l’alto livello tecnologico, la qualità e la sostenibilità», spiega Antonio Calabrò, Presidente di Museimpresa dal 2019, al suo secondo mandato. «Le nostre manifatture e le imprese dei servizi, grazie anche al rapporto con la cultura politecnica dei territori (sintesi originale tra saperi umanistici e conoscenze scientifiche) sono cardine fondamentale della crescita economica e dell’inclusione sociale e garanzia per la costruzione di un futuro migliore per le nuove generazioni. Le imprese (nei settori della meccanica, meccatronica, robotica, automotive e aerospazio, chimica, farmaceutica, gomma, cantieristica navale oltre che nei mondi tradizionali dell’abbigliamento, dell’arredamento e dell’agro-industria) stanno affrontando, infatti, una competizione globale sempre più selettiva e severa. E proprio nell’attuale stagione del primato dell’economia della conoscenza, la consapevolezza del ruolo della storia economica e della “cultura materiale” è un fattore chiave dell’identità delle imprese (un’identità aperta, dialettica, inclusiva) ma anche uno strumento essenziale per affrontare con successo la duplice transizione ambientale e digitale».

Se a gennaio del 2021 i soci di Museimpresa erano 96, oggi (aprile 2024) sono 147: la base associativa è cresciuta negli ultimi tre anni del 53%, testimonianza del fatto che la cultura d’impresa è un ambito in continuo movimento che evolve ogni giorno, seguendo il progresso e i cambiamenti storici dell’imprenditoria italiana.

La geografia degli archivi e dei musei d’impresa racconta la realtà di un’Italia intraprendente, operosa, innovativa, cosciente di quanto la testimonianza della propria storia sia una leva fondamentale dello sviluppo sostenibile, un patrimonio economico e culturale indispensabile per costruire un miglior futuro delle nuove generazioni. Nel tempo, oltre che diventare strumenti di crescita sui territori d’origine delle imprese, si sono trasformati in asset di competitività sui mercati internazionali. Il turismo industriale è da intendersi non solo come un viaggio nei luoghi del lavoro e della produzione industriale, ma soprattutto come un percorso di scoperta dell’importanza dei legami tra produttività e inclusione sociale, tra scienza e senso della bellezza, tra nuove tecnologie e solido senso di comunità. Così, anche l’ultimo seminario annuale che si è tenuto a Pisticci e Matera lo scorso settembre ha avuto al centro il tema “Carte d’archivio, mappe di sviluppo”, una panoramica dettagliata che illustra le scelte effettuate fino a oggi, i cambiamenti e le prospettive verso le quali muovono le imprese sul tema del turismo in rapporto al territorio: mettere a punto nuove e condivise e strategie per valorizzare il patrimonio custodito nei musei e negli archivi d’impresa. «Sono proprio gli archivi e i musei d’azienda a lavorare sulla custodia della memoria come leva di consapevolezza storica e di rilancio dei valori delle imprese. Nei musei e negli archivi d’impresa è raccontata la storia passata, senza nostalgie, ma come motore di trasformazione», sottolinea Calabrò. «L’identità delle imprese italiane, infatti, dimostra che si può innovare senza mai perdere di vista la tradizione e anzi facendo proprio della tradizione una leva di cambiamento e di competitività».

Dal Trentino-Alto Adige alla Calabria, fino alla punta dello stivale, gli associati e i sostenitori istituzionali di Museimpresa sono presenti in 17 regioni italiane, lungo tutto il territorio della penisola. La regione che conta il numero più alto di associati è la Lombardia, con 51 realtà associate, seguita seguita dal Piemonte (22) e dal Lazio (18). L’Associazione svolge attività di ricerca, formazione, sviluppo e approfondimento nel campo della museologia e dell’archivistica d’impresa in dialogo costante con istituzioni pubbliche, istituzioni private, enti culturali, tra i quali il Ministero della cultura, il Ministero del turismo, il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) e il Ministero delle imprese e del made in Italy.

E poi c’è Google: da novembre 2023 è iniziata una collaborazione tra Museimpresa e Google Arts&Culture, una sinergia che ha permesso ai musei e agli archivi d’impesa di entrare a fianco dei più importanti enti culturali mondiali, sulla piattaforma con una raccolta di immagini e video che testimoniano la storia di oggetti, di donne e uomini che hanno inventato, sperimentato, prodotto, costruito, lavorato e creato bellezza e benessere. La pagina dedicata a Museimpresa raccoglie oltre 2000 immagini, ospita 33 musei e archivi associati e condivide altrettante storie che raccontano il saper fare e l’evoluzione italiana in un progetto di cultura partecipata, in una navigazione tra memoria e futuro. L’obiettivo dell’iniziativa è di rendere la cultura d’impresa accessibile a tutti, in qualsiasi parte del mondo, in ogni momento e con qualunque device, consentendo contemporaneamente anche la sua conservazione per le generazioni future. «Negli archivi e nei musei delle imprese italiane», conclude il presidente di Museimpresa «è custodito e raccontato il patrimonio della sapienza manifatturiera e della qualità dei servizi, ancora oggi motore di sviluppo sostenibile e cardine d’una diffusa cultura economica, sociale e civile».