La sonda cinese Chang’e 4 ha raggiunto la Luna il 3 gennaio del 2019, compiendo l’allunaggio sul ‘lato oscuro’ del satellite terrestre. A seguito dell’analisi dei dati raccolti, il Governo di Beijing ha asserito di non aver trovato tracce di precedenti viaggi lunari americani. Nel 2021, duemila dirigenti del Partito Comunista cinese hanno firmato una petizione chiedendo ‘spiegazioni’ al Governo Usa, insinuando che le sue missioni lunari Apollo non fossero nei fatti mai avvenute.

Per quanto la campagna propagandistica sia stata presto abbandonata, la mossa ‘semi-ufficiale’ cinese ha dato da pensare agli americani. A luglio di quest’anno il capo della Nasa, Bill Nelson, ha pubblicamente ipotizzato che la Cina potrebbe tentare di prendere controllo della Luna per scopi militari. Ciò nonostante la sua sottoscrizione dell’Outer Space Treaty  del 1967, che lo vieterebbe esplicitamente.

È di questi giorni invece l’analisi dell’Agenzia Bloomberg — “A US-China Battle on the Moon Is Possible, and Avoidable” — sulla possibilità di un conflitto tra Cina e Usa per il predominio militare e strategico sulla Luna. La Bloomberg attribuisce l’accresciuta tensione sul tema alla pubblicazione da parte della Nasa di un elenco di potenziali destinazioni per le sue prossime missioni lunari. Secondo quanto risulta, alcuni di questi obiettivi sarebbero gli stessi prescelti anche dalla Cina per i propri viaggi sulla Luna—entrambi i paesi li considererebbero come siti ottimali per insediamenti permanenti e per lo sfruttamento delle sue risorse minerarie.

È forse una fortuna che nessuna delle due potenze sia attualmente in grado di mandare missioni ‘umane’ sulla Luna. Le difficoltà della Nasa nel ricominciare i suoi lanci sono note, mentre la Cina stima di poterci inviare i propri astronauti non prima di una decina di anni. Per il momento, dunque, i possibili conflitti sulle presenze lunari possono essere condotti solo a parole.

In questo contesto, è interessante ricordare che la vittoria degli Usa sull’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda fu ottenuta con strumenti più economici che strettamente militari. L’inizio della fine per l’Urss arrivò a metà degli anni Ottanta con l’avvio dalla parte americana della costosissima Strategic Defense Initiative (SDI), il progetto di difesa missilistica comunemente denominato “scudo spaziale”. Non divenne mai operativo, ma ebbe l’effetto di trascinare i sovietici su un terreno tecnologico e soprattutto economico dove non potevano proseguire per l’insormontabile mancanza di risorse. La Cina oggi possiede tecnologie e una base industriale lontane anni luce da quelle sovietiche. Ma non è un momento economico felice per nessuno, e i due attori, l’America e la Cina, parrebbero per ora obbligati a prendersi a sputi con dei mezzi più tradizionali.

Da “Nota Diplomatica” di James Hansen