Come mai – si chiedono tutti i professionisti della finanza – la Borsa americana è salita, ieri (trascinando al rialzo, sia pur modeste, anche quelle europee) nel giorno in cui il dato sull’inflazione Usa ha toccato il nuovo picco del 7%? Inflazione al 7% significa matematicamente aumento del costo del denaro, che a sua volta significa razionamento delle risorse alla ripresa economica… E allora? La ragione – analizzata con facile previsione nell’editoriale del numero di Investire in edicola da qualche giorno – è che nel cruscotto macroeconomico e geopolitico mondiale le spie di pericolo accese sono molte, ma la fiducia del mercato negli airbag è altissima. Per cui il bicchiere delle previsioni economiche, con l’acqua ferma a metà, viene generalmente considerato “mezzo pieno”. Le ragioni oggettive di quest’ottimismo interpretativo non mancano, ma sono per lo meno bilanciate da quelle del pessimismo. Eppure è più giusto scommettere sul rosa che sul nero. Perché all’oggettività va aggiunto quel fattore molto incisivo che i mercati a volte sottovalutano ma che pesa di questi tempi quanto forse mai prima: la politica.

Cosa non va nel mondo 

Esaminiamo i “contro”: sono tanti. I Paesi del G20 stanno facendo solo “blablablacontro il climate change. Si sta poco per arrestare il riscaldamento del pianeta e l’innalzamento degli oceani, come si è chiaramente capito al vertice di Glasgow. Come poco si sta facendo anche contro la pandemia. Nessuno sta seriamente impegnandosi per sovvenzionare la vaccinazione di massa nei Paesi quelli poveri, le varianti continueranno ad assillarci (e speriamo che la Omicron sia clemente con tutti). Ci vorrebbe ben altro. Ci vorrebbero il nucleare sicuro a ritmo serrato, una politica severissima contro le emissioni, m con un probabile costo sociale talmente alto che nessun governo potrà mai volerselo accollare. Peraltro, come ha ben detto il ministro Cingolani – lucido e sincero come sempre – l’ipocrisia e le contraddizioni sul clima coinvolgono non solo i governi ma anche gli ambientalisti, che popolando i social, come tutti, contribuiscono molto alle emissioni nocive. E il quadro geopolitico? Va ancora peggio, con i focolai di crisi di Taiwan e dell’Ucraina, la rottura nell’Unione Europea sui migranti e lo spaventoso contenuto deterrente dell’accordo Usa-Australia-Francia sui sommergibili.

Ma c’è una ragione per essere ottimisti: la politica 

E dunque, dove sono le ragioni dell’ottimismo? Vanno cercate paradossalmente nei vecchi schemi saltati: che se da una parte stordiscono e danno la vertigine, dall’altra ci garantiscono sulla possibilità e volontà della politica di sostenere la ripresa “whatever it takes”. Non di sostenere la lotta alla pandemia o al climate change: ma di confermare, magari con altre etichette, i vari quantitative easing, che diminuiranno ma non cesseranno, con i bonus, con il welfare. Stampando moneta, insomma: e quando la stampano tutti, lo spauracchio degli squilibri nei cambi e nei tassi si ridimensiona e il mostro-inflazione fa meno paura, perfino in Germania. Certo, in America i tassi saliranno ma non altrove e non di molto, il ”tapering” – se e dove inizierà – non sarà brusco e insomma, nessuna autorità istituzionale – né le banche centrali indipendenti né quelle governative – si prenderà la responsabiltà di mollare il mondo nel mezzo della nuova ondata Covid e del rischio climatico.

Di debito pubblico si vive e si può crescere, vedi Usa e Cina

E del resto, come stupirsene? Negli anni scorsi, mentre la Bce e l’Unione Europea si gingillavano sulle politiche di rigore e di austerity che hanno soffocato nocivamente la domanda interna, il Giappone viveva di debito pubblico e gli Usa e la Cina vi facevano ampiamente ricorso e dunque crescevano. Intanto, cresceva anche, in penombra, quel titano indecifrabile che sono ormai le criptovalute, monete private, a corso para-legale, dove consumi e persino investimenti iniziano a rifugiarsi, per tagliar corto con le burocrazie del denaro “classico”. E dunque, quel po’ che può fare la politica, stampando moneta e distribuendola, continuerà a farlo almeno per un pezzo. Inorridiscano pure gli economisti d’antan, che amavano vedere una correlazione tra la produzione e circolazione di moneta e l’economia reale. Sarà surreale, ma di bitcoin oggi vivono nel mondo centinaia di milioni di persone. E se è senz’altro surreale che Tesla valga da sola quanto metà di quasi tutti gli altri gruppi automobilisti mondiali, chi non amerebbe aver comprato dieci anni fa a due lire i titoli di Elon Musk? E dunque, per citare Mao: la confusione è grande sotto il cielo, ma tutto va… se non ottimamente, sicuramente meglio del temibile. Il bicchiere è mezzo pieno: auguri per un 2022 che lo riempia a tutti!