Børge Brende

Børge Brende ha annunciato le sue dimissioni dalla guida del World Economic Forum con un discorso breve, privo di accenti polemici ma carico di implicazioni. Dopo oltre otto anni al vertice dell’istituzione simbolo di Davos, l’ex ministro degli Esteri norvegese ha scelto di farsi da parte mentre un’indagine indipendente sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein era giunta alla conclusione.

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La decisione arriva a poche settimane dalla pubblicazione, da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense, di documenti che attestano tre cene di lavoro e scambi via email e messaggi tra Brende ed Epstein. Un capitolo che, pur non avendo prodotto rilievi ulteriori rispetto ai fatti già noti secondo quanto riferito dal Forum, ha riaperto il dibattito sulla trasparenza delle relazioni tra leader globali e figure controverse.

Nel suo intervento, Brende ha definito il periodo trascorso al WEF “un’esperienza straordinariamente significativa”, spiegando che il passo indietro è stato compiuto per consentire all’organizzazione di proseguire “senza elementi di distrazione”. Nessun riferimento diretto a Epstein, nessuna ammissione ulteriore rispetto a quanto già emerso. Piuttosto, l’insistenza sulla centralità dell’istituzione rispetto alle persone che la guidano.

A guidare temporaneamente l’organizzazione sarà Alois Zwinggi, figura interna con lunga esperienza nella macchina operativa del Forum. Il Board of Trustees avvierà ora il processo di selezione del nuovo presidente e CEO.

La vicenda ha imposto al board una gestione rapida e chirurgica. I copresidenti André Hoffmann e Larry Fink hanno confermato che la revisione indipendente si è conclusa senza evidenziare ulteriori elementi rispetto a quelli già pubblici.

Chi è Brende

Classe 1965, Nato a Odda, nella Norvegia occidentale, Brende entra presto nelle fila del Partito Conservatore (Høyre). È laureato presso la Norwegian School of Economics e ha studiato anche negli Stati Uniti e in Francia, costruendo nel tempo un network internazionale molto ampio. Parla correntemente inglese oltre al norvegese ed è spesso interlocutore di governi, grandi gruppi multinazionali e istituzioni finanziarie. È eletto per la prima volta allo Storting, il Parlamento norvegese, negli anni Novanta. Nel corso della sua carriera ricopre incarichi ministeriali di peso: è ministro dell’Ambiente nei primi anni Duemila e, successivamente, ministro del Commercio e dell’Industria.

Il salto di qualità sul piano internazionale arriva nel 2013, quando diventa ministro degli Affari Esteri della Norvegia, incarico mantenuto fino al 2017. In quegli anni si distingue per una diplomazia pragmatica, molto orientata alla dimensione economica delle relazioni internazionali: energia, commercio, cooperazione multilaterale e stabilità geopolitica diventano i pilastri della sua agenda.

La guida del World Economic Forum

Nel 2017 Brende lascia il governo per assumere la presidenza del World Economic Forum (WEF), l’organizzazione con sede a Ginevra nota per il summit annuale di Davos. Dal 2020 ne diventa presidente, raccogliendo il testimone operativo dal fondatore Klaus Schwab.

Al WEF, Brende consolida il ruolo dell’organizzazione come piattaforma di confronto tra capi di Stato, amministratori delegati, investitori e rappresentanti della società civile. Sotto la sua guida, il Forum accentua il focus su transizione energetica, digitalizzazione, resilienza delle supply chain, sicurezza alimentare e cooperazione pubblico-privato.

Visione economica e posizionamento

Brende è un convinto sostenitore del multilateralismo e dell’integrazione economica, pur riconoscendo l’emergere di un mondo più polarizzato.