Claudia Alessandrelli Vice Presidente Confprofessioni

di Giovanni Francavilla

«A distanza di quasi 4 anni dall’entrata in vigore del Superbonus 110%, dopo il trentaduesimo intervento di modifica e correzione delle misure agevolative nel settore edilizio e di efficientamento energetico, prendiamo atto che gli effetti positivi non sono tali da controbilanciare gli effetti che si rilevano a carico della finanza pubblica». Lo scorso 12 aprile, in audizione davanti alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato, dove si sta discutendo il “decreto Agevolazioni fiscali edilizia” (Dl. 39/2024), la vicepresidente di Confprofessioni, notaio Claudia Alessandrelli, punta il dito sull’impatto economico del Superbonus 110% sulla finanza pubblica, che ha spinto il governo a eliminare ogni tipo di sconto in fattura e cessione del credito legati all’incentivo introdotto nel 2020 per non appesantire ulteriormente il bilancio dello Stato.

Secondo le previsioni iniziali, il Superbonus 110%, ideato come misura straordinaria, avrebbe richiesto l’impegno di 37 miliardi di euro e, invece, secondo i dati comunicati dall’Enea lo scorso marzo 2024, ha raggiunto la soglia dei 122 miliardi di euro. «Il Superbonus 110% può aver avuto un effetto positivo in un momento di recessione dell’economia, quale la fase pandemica e post-pandemica», sottolinea Alessandrelli. «Gli aumenti della spesa in deficit possono essere utilizzati per attutire gli effetti di una recessione o per accelerare la ripresa, ma prima o poi devono essere sospesi perché pesano in maniera significativa sul debito pubblico».

La svolta impressa dal Governo con i provvedimenti di “chiusura” del Superbonus impone, a questo punto, l’individuazione di una strategia alternativa per conseguire gli obiettivi della sostenibilità energetica del nostro patrimonio edilizio e di sostegno al settore edile, al fine di recepire la cosiddetta Direttiva “Case green”, continua la vicepresidente di Confprofessioni. Un obiettivo particolarmente sfidante per l’Italia poiché si stima che nel nostro Paese circa 1,8 milioni di edifici residenziali sul totale di 12 milioni rientrino tra gli edifici più energivori (con classe energetica G), 9 milioni di edifici residenziali ricadono in classe E, F e G, mentre il Superbonus 110% ha riguardato sino ad ora meno di 500 mila edifici. Tra l’altro, dei 12 milioni di edifici residenziali circa il 70% è stato costruito prima dell’emanazione delle norme antisismiche (1974) e sull’efficienza energetica (1976).

«In sede di recepimento della Direttiva», sostiene Alessandrelli, «non si potrà prescindere dalla contestualizzazione, e, dunque, dalla necessità di distinguere a seconda delle diverse aree geografiche del Paese caratterizzate da differenti condizioni climatiche, oltre che della tipologia degli immobili». In un’ottica propositiva, proprio in vista del recepimento della Direttiva, Alessandrelli detta la ricetta delle tre “S”: semplificazione, sistematicità e stabilizzazione delle misure agevolative.  «In questa fase, diventa indispensabile accorpare tutti i bonus sotto un’unica detrazione fiscale di portata inferiore, eventualmente rimodulando i meccanismi, con modalità di incentivazione differenziata. Infine», conclude Alessandrelli «è imprescindibile definire un sistema di norme chiare e di facile interpretazione ed applicazione da parte degli operatori economici e dei cittadini beneficiari, evitando, in particolare, modifiche della disciplina troppo ravvicinate alle scadenze, oltre che prevedere per le misure agevolative un orizzonte temporale di riferimento sufficientemente stabile nel medio e lungo periodo».