case green
Per realizzare le case green e adeguarsi alle normative europee è prevista una spesa di 180 miliardi di euro. Questo è quanto costerà agli italiani la riduzione dei consumi energetici. Il modello elaborato dall’Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, anticipato dal Sole 24 Ore, ha analizzato sei casi abitativi: appartamento in condominio di dieci unità e villetta monofamiliare al Nord, Centro e Sud. Per ognuno sono stati previsti tre scenari di riduzione dei consumi.

L’opzione uno, che prevede il cambio della caldaia, ha costi ridotti (26-30 mila euro per un condominio, 3,5 mila euro per una villetta), ma riesce a malapena a raggiungere il 20% di riduzione richiesto. Con le opzioni due e tre, che includono interventi come il cappotto termico, l’installazione di una pompa di calore e un impianto fotovoltaico, ci si avvicina al 70% di riduzione. Tuttavia, in questo caso i costi lievitano a circa 55-60 mila euro per una villetta e intorno ai 400 mila euro per un condominio.

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«Il cambio della caldaia permetterebbe tecnicamente di arrivare a quel 18-20% di risparmio richiesto dalla direttiva UE – spiega Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy & Strategy – ma l’operazione non è in linea con l’obiettivo a lungo termine di elettrificazione dei consumi e non prepara alla decarbonizzazione del parco immobiliare del Paese».

Vittorio Chiesa, direttore di E&S, sottolinea un punto chiave: «Bisogna intervenire in maniera molto più estensiva sul territorio in termini di numero di edifici, sempre che il comparto dell’edilizia possa gestire un numero enorme di cantieri in così pochi anni e che i prodotti e i materiali siano disponibili, e a un prezzo in linea con quanto previsto dalle stime. Parte di queste risorse dovrebbe arrivare da un nuovo grande piano di finanziamenti europei, ma occorre una pianificazione attenta e la messa a punto di strumenti di supporto alla riqualificazione energetica».

 

Necessario allungare i tempi per recepire la direttiva case green

Secondo Chiaroni, lo slittamento dell’orizzonte 2030 di almeno cinque anni diventa quasi una necessità, dal momento che, dall’insediamento del nuovo Parlamento, in termini previsionali mancano quattro anni alla scadenza del primo target. Lavorare sul 43% di cinque milioni di edifici (la stima dei più inefficienti) in quattro anni vorrebbe dire attivare 800 mila cantieri all’anno. «Gli altri Paesi continentali non sono molto più pronti di noi e serve più tempo per far sì che gli interventi sul patrimonio edilizio europeo siano decisivi e trasformativi, e non solo legati a target da spuntare. Per quanto riguarda l’Italia, per un’operazione di larga scala serve riportare sul tavolo strumenti come la cessione del credito, sicuramente migliorabili, ma che permettono ai cittadini di agire sui propri immobili. L’adeguamento energetico della casa va reso comparabile con il cambio dell’auto», conclude Chiaroni. Senza contare la ricaduta territoriale, uniformemente distribuita, di una grande operazione edilizia di efficientamento, gestita imparando dagli errori del passato.

La direttiva UE Casa Green (Energy Performance of Buildings Directive), qualora venisse recepita dall’Italia, prevede un target di riduzione dei consumi di energia del 16% al 2030 rispetto al 2020 per gli edifici residenziali. Tuttavia, al momento, l’Italia non ha ancora recepito la direttiva. Secondo i calcoli del team di Energy & Strategy, sarebbero da efficientare almeno il 43% degli immobili in classe G, che rappresentano circa il 40% del parco immobiliare italiano. Un intervento che, da solo, costerebbe tra i 93 e i 103 miliardi di euro, ai quali andrebbero aggiunti altri 80 miliardi per coprire il restante 45% e intervenire sugli edifici delle altre classi energetiche.

Il modello è stato elaborato analizzando sei casi abitativi: appartamento in condominio di dieci unità e villetta monofamiliare al Nord, Centro e Sud. I dettagli di questo studio saranno presentati mercoledì 19 giugno alle ore 10:30 presso il Politecnico di Milano, in via Durando 10, come anticipato da Il Sole 24 Ore nell’Efficiency Energy Report 2024. Questa cifra equivale a quanto è stato speso nell’ultimo triennio tra superbonus, ecobonus e bonus casa.