Per raggiungere gli obiettivi definiti dalla direttiva Case Green – ha dichiarato in una nota il presidente di Confindustria Assoimmobiliare, Davide Albertini Petroni – è necessario strutturare una politica industriale di lungo periodo che tenga insieme sia la sostenibilità ambientale sia quella economica”. Il commento del presidente della maggiore associazione di categoria del real estate si riferisce alla chiusura dell’iter legislativo della direttiva europea Case Green (Epbd, Energy performance of buildings directive,), approvata il 12 aprile dal Consiglio Ecofin, con il voto contrario del Governo italiano. “Non possiamo pensare – ha proseguito Albertini Petroni – che il costo della transizione green, necessaria per mantenere il valore degli immobili, sia in capo soltanto a due soggetti: alle famiglie o all’erario”.

La fase di recepimento della direttiva e la definizione dei piani di ristrutturazione – ha proseguito il presidente di Confindustria Assoimmobiliare sarà cruciale – . Mettiamo da parte le ideologie al fine di definire una strategia globale che veda una serie di soluzioni differenti: ristrutturazione degli edifici esistenti, ma anche la progressiva sostituzione del patrimonio immobiliare così da coinvolgere tutti gli stakeholder. È importante assicurare che tali investimenti non gravino esclusivamente sulle famiglie o sulle finanze pubbliche ma ci sia la partecipazione anche degli istituti finanziari e degli operatori immobiliari”.

Le proposte che Confindustria Assoimmobiliare avanza in questa direzione, nel rispetto del principio di capacità contributiva, sono riassumibili nei seguenti tre punti:

  • Sostegno al mercato di sostituzione, con strumenti normativi, fiscali e di semplificazione, fra i quali, ad esempio, la riduzione dell’imposta di registro (attualmente al 9%) per gli operatori immobiliari (inclusi gli investitori istituzionali) che ricevono in permuta un appartamento da riqualificare a fronte della vendita di un appartamento in classe A o B, potendo usufruire dei benefici di cui al precedente punto 1) e assicurando una riqualificazione dell’appartamento ricevuto in permuta con raggiungimento, almeno, della classe energetica D. La proposta prevede dunque l’introduzione di un’unica imposta di registro ad aliquota fissa o ridotta (es. 1%) per l’operazione di permuta. Ed estensione dei bonus energetici esistenti agli operatori immobiliari (inclusi investitori istituzionali) sempre nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.

  • Previsione, per le unità immobiliari con maggiore efficienza energetica o minor consumo energetico di norme incentivanti in relazione alle imposte legate alla loro detenzione, in primis l’IMU, mediante attribuzione di un valore patrimoniale premiale o aliquote ridotte/franchigie. Allo stesso modo dovranno essere previste delle riduzioni/esenzioni per il periodo di riqualificazione dell’immobile. Tale previsione dovrà necessariamente essere accompagnata con un sistema di supporti da parte dello Stato in tutte quelle situazioni dove il proprietario non è in grado di sostenere il costo dell’adeguamento alle norme di efficientamento energetico.

  • Previsione per le unità immobiliari con maggiore efficienza energetica di aliquote di imposizione ridotte in relazione al loro trasferimento (imposte di registro, ipotecarie e catastali) che tengano conto dei maggiori investimenti e dei minori costi sociali connessi alla gestione e al mantenimento degli immobili stessi.