Il rincaro del carburante torna a colpire uno dei settori più esposti ai costi energetici. Nelle principali marinerie italiane il prezzo del gasolio per la pesca oscilla ormai tra 1,30 e 1,70 euro al litro, con aumenti che in alcuni casi superano il 200% rispetto ai livelli precedenti alla crisi energetica. Per molte imprese il problema non è più soltanto la riduzione dei margini: quando il costo del carburante supera determinate soglie, alcune uscite in mare diventano antieconomiche e i pescherecci restano in banchina.

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Il carburante può valere fino al 60% dei costi

La pesca professionale è particolarmente vulnerabile alle oscillazioni del gasolio perché il carburante rappresenta una quota molto elevata dei costi operativi. Già a marzo Confcooperative stimava un’incidenza fino al 60% delle spese di un peschereccio. Con i nuovi rincari, un’imbarcazione media da 350 kW, attiva per circa 140 giornate l’anno, può consumare fino a 180 mila litri di gasolio e subire un aggravio vicino ai 45 mila euro annui.

A Lavagna il prezzo arriva a 1,70 euro

Le differenze tra i porti restano ampie. Secondo Confcooperative, il valore più elevato è stato rilevato a Lavagna, in Liguria, dove il gasolio ha raggiunto 1,70 euro al litro. Prima della guerra in Ucraina il prezzo si collocava intorno a 0,55-0,60 euro: il rincaro registrato oggi varia quindi, a seconda degli scali, dal 117% a oltre il 200%. La conseguenza è una programmazione sempre più selettiva delle giornate di pesca, soprattutto per le flotte a maggiore consumo.

Pescherecci fermi e proteste nei porti

Il caro carburante sta già modificando l’operatività delle flotte. In Liguria vengono segnalati fermi volontari, mentre proteste sono state registrate anche in Calabria e Sicilia. A Porto Empedocle alcuni pescatori hanno annunciato l’intenzione di non tornare in mare alle attuali condizioni di costo. Le marinerie stanno inoltre valutando iniziative coordinate, compresa una possibile giornata di sciopero nazionale il 22 ottobre, anche se il confronto all’interno della categoria è ancora aperto.

Il rischio è un effetto a catena sul pescato

La pressione non si ferma ai bilanci degli armatori. [Inferenza] Se le giornate di pesca diminuiscono in modo significativo, una minore disponibilità di prodotto può trasferire parte dell’aumento dei costi lungo la filiera del pescato, dalla prima vendita fino alla distribuzione. L’entità dell’effetto sui prezzi al consumo dipenderà però anche dalle importazioni, dalla domanda e dall’andamento delle singole specie, quindi non è possibile tradurre automaticamente il rincaro del gasolio in un aumento equivalente dei prezzi al dettaglio.