L'impatto dei rincari energetici sul sistema produttivo rischia di vanificare la ripresa registrata nel 2021

Mercoledì prossimo il tavolo – convocato in videoconferenza dal Ministro dello Sviluppo economico Giorgetti – con i rappresentanti delle imprese (Confindustria, Confindustria ceramica, Confindustria energia, Aicep, Federbeton, Assocarta, Assovetro, Assomet, Federacciai, Assofond, Federchimica, Federalimentare, Interconnector energy italia, Federlegno Arredo, Anima, Anfia).  E giovedì il Consiglio dei ministri per varare i nuovi provvedimenti. La prossima sarà dunque una “settimana caldissima” sul fronte energia.

Il caro-energia rischia di vanificare la ripresa del 2021

L’impatto dei costi energetici sul sistema produttivo sta diventando insostenibile – secondo Confesercenti, tra la quarta ondata della pandemia innescata dalla variante Omicron e i prezzi alle stelle dei beni energetici ci sono circa 6,4 miliardi di euro di spesa a rischio nel primo trimestre del 2022 –  e il Governo cerca di correre ai ripari preparandosi a mettere in campo un nuovo intervento tampone contro il caro-bollette, dopo gli 8,5 miliardi di euro già stanziati lo scorso anno per tentare di mitigare i rialzi (1,2 miliardi a luglio, 3,5 a ottobre e 3,8 nella legge di bilancio più il miliardo per le famiglie in difficoltà). Stando a quanto ha denunciato la Cgia di Mestre, rifacendosi ai dati Eurostat, le nostre Pmi pagano l’energia elettrica (+75,6%) e il gas (+133,5%) più delle grandi aziende. Mentre Confindustria ha fatto i conti in maniera impietosa: «Il costo dell’energia per le imprese è salito dagli 8 miliardi del 2019 a 37 miliardi previsti per il 2022. È come se un’intera Finanziaria fosse stata scaricata sulle spalle delle industrie italiane».  Dietro l’angolo c’è insomma il pericolo concreto che la tempesta energetica vanifichi i segnali di ripresa registrati nella seconda parte del 2021, spostando al 2024 l’orizzonte per il recupero dei livelli pre-Covid.

Il Sottosegretario al Mite Vannia Gava

No a scostamenti di bilancio, si interverrà coi fondi disponibili

 Escluso un nuovo scostamento di bilancio (durante la conferenza stampa del 10 gennaio il premier Draghi ha fatto intendere che non è in programma, stante l’elezione del presidente della Repubblica alle porte), l’esecutivo sta pensando dunque a un contributo di solidarietà da parte delle aziende dell’energia per arginare i rincari in arrivo. Quello fiscale è l’altro piano su cui il Governo Draghi potrebbe agire, anche se lo spazio di manovra è assai ristretto. Il M5S chiede la riduzione dell’Iva, l’alternativa potrebbe essere una revisione delle accise. In ogni caso si interverrà con i fondi a disposizione e questo vale anche per l’ipotesi di nuovi ristori alle attività produttive colpite dalle ultime restrizioni. «Il Governo – ha detto il sottosegretario alla Transizione ecologica e capo dipartimento Ambiente della Lega, Vannia Gava – non è stato a guardare quando è iniziata la crisi dei prezzi e non starà a guardare ora: come Lega di Governo abbiamo convocato al Mise un tavolo per discutere di come affrontare il problema , abbiamo presentato un piano energetico di emergenza e lavoriamo per inserire chi è maggiormente colpito da questa crisi tra i destinatari del Decreto Aiuti che sarà approvato dal Consiglio dei ministri la prossima settimana».

Il Ministro del Lavoro Andrea Orlando

«Sotto l’emergenza economica c’è un rischio emergenza sociale»

«La settimana prossima interverremo, in questi giorni c’è già un confronto aperto tra i diversi ministeri», gli ha fatto eco il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, parlando dei “ristori” da varare per far fronte alle difficoltà per le imprese legate all’ultima ondata dell’emergenza Covid. Ieri, annunciando che la prossima settimana aprirà un confronto convocando le parti sociali, Orlando ha parlato chiaro: «Abbiamo scongiurato un’emergenza economica ma rischia di esserci sotto un’emergenza sociale» sono state le sue parole. «La crescita, che vede un risultato positivo dell’Italia, nasconde alcuni dati che peseranno nei prossimi mesi e che rischiano, se saldati a un quadro di confusione e nuove lacerazioni, di produrre anche esiti preoccupanti – ha aggiunto il ministro del Lavoro – l’inflazione accentua il lavoro povero, come testimonia un rapporto che divulgherò nei prossimi giorni. Questo dato peserà quando parliamo di diseguaglianze: la ripresa è prevalentemente legata a posti a tempo determinato, rischia di creare un fortissimo malessere sociale». Anche il segretario Enrico Letta ieri aprendo la direzione del Partito Democratico si è soffermato sul caro-energia: «Serve un intervento di fiscalizzazione – ha detto – un ulteriore intervento sui costi, per contenere quella prima fiammata che sta facendo chiudere le imprese e mettendo in difficoltà i lavoratori. Questo rappresenta una priorità».