«I costi che devono sostenere le aziende, in termini di competizione, sono assurdi»: l’analisi del Centro studi di Confindustria non lascia spazio a interpretazioni. Con l’incremento delle materie prime e soprattutto con la repentina impennata del gas e dell’energia elettrica che non sembra volersi arginare, le nostre imprese sono molto vicine alla paralisi. «È importante adoperarsi per tutelare alcuni settori che hanno il rischio concreto di perdere quote di mercato fondamentali per la loro sopravvivenza» sostiene quindi Confindustria. 

Le dispute geopolitiche all’origine del caro-energia

Costi in crescita e profitti che diminuiscono sempre di più sino ad assottigliarsi, per la complessità di trasferire ai clienti gli aumenti delle materie prime. È questo il tormento del nostro sistema imprenditoriale ma anche la spiegazione per cui l’inflazione nel nostro Paese resta tra le più basse, nonostante una crescita del 4% circa su base annua: al netto, infatti, di energia e alimentari essa si assesta intorno a un +1,4%. L’aumento del gas in Europa è arrivato a + 720% circa dal livello pre-crisi (2019), contro un + 60% circa negli States. Una tendenza dovuta ad una reale carenza e alle dispute geopolitiche, come le tensioni tra Ue e Russia. La crescita vertiginosa del gas ha fatto aumentare i costi energetici delle aziende: oltre 30 miliardi è l’aspettativa per l’anno in corso contro gli 8 di due anni fa e in futuro l’asticella resterà alta, seppur in calo: 22 miliardi nel 2023, 15 nel 2024 per stabilizzarsi sopra i 13 negli anni a venire. E non si tratta solamente del gas: il rame rincara di oltre il + 50%, il cotone di quasi il 60%. A questi incrementi si aggiunge anche una crescita dei trasporti marittimi piuttosto duratura.

Serve un’esenzione fiscale per le manifatture

Il prezzo dell’energia nel nostro Paese è più alto che negli altri Paesi europei, come conseguenza delle strategie che all’estero sono state utilizzate. Questi aumenti significano anche un deciso aumento della bolletta energetica saldata dall’Italia ai paesi esportatori. Sull’ultimo trimestre del 2021 c’era una decisa spinta sui margini, soprattutto nei comparti che producono beni di consumo più attigui alla domanda finale domestica. Ad ogni modo i dati così composti non chiariscono completamente la sofferenza di alcuni settori. Necessitano azioni, circostanziate ed essenziali, una visione globale che integri politica energetica e politica economica. Occorre adoperarsi sugli aspetti fiscali della bolletta, incrementando il livello di esenzione per i comparti della manifattura. Sul piano strutturale invece sarebbe ragionevole incrementare la produzione nazionale e riequilibrare la struttura di rifornimento del paese.