Carlo Bonomi è preoccupato. E oggi ha preso carta e penna per mettere nero su bianco tutti i suoi dubbi e le sue apprensioni alle associazioni confindustriali. «Anche quest’anno si chiuderà adombrato da grandi preoccupazioni internazionali. Mi riferisco, innanzitutto, all’andamento dei prezzi dell’energia e delle commodities, abbinato al quadro degli accelerati impegni sul fronte della transizione energetica e ambientale, che nei prossimi mesi spetterà al Consiglio Europeo esaminare, rispetto alle proposte avanzate a luglio scorso dalla Commissione Ue con il suo pacchetto “Fit for 55”». Così il presidente di Confindustria ha scritto in una lettera ai presidenti delle associazioni confederate precisando che «quel che deve essere chiaro a tutti è che interventi tampone, principalmente a vantaggio delle sole utenze residenziali non risolveranno affatto il problema, che si abbatte anche sulle filiere industriali, con il rischio di impatti devastanti sui conti e addirittura sulla continuità produttiva». Il numero uno di Viale dell’Astronomia non ha dimenticato di porre l’accento sul settore automotive che da novembre scorso in tutta Europa registra cali in doppia cifra sul mercato per causa di una serie di fattori, tra cui incide non poco la crisi dei semiconduttori oltre che le nuove regole sulla transizione energetica e la riduzione delle emissioni Co2 che rischiano di pregiudicare il futuro e mettere a rischio solo in Italia 70 mila posti di lavoro. Sul comparto pende infatti la minaccia di impatti catastrofici per l’adozione di un divieto temporalmente ravvicinato ai motori endotermici, come quello annunciato dal Comitato Interministeriale per la transizione energetica. «Senza un accompagnamento adeguato, la filiera italiana dell’automotive rischia di esser distrutta» ha scritto Bonomi nella sua lettera ai presidenti delle associazioni confederate, «con effetti negativi non solo su centinaia di imprese ma su tutti i loro occupati. Il tema riguarda l’intera industria europea dell’auto e dev’essere al centro della discussione nel Consiglio Ue».