Il Nord Stream 2 gas pipeline

«Questo potrebbe essere l’inverno più freddo da molti anni a questa parte. L’aumento folle dei costi dell’energia elettrica e del gas rischia di bloccare molte delle nostre fabbriche, mentre l’industria è in grande ripresa con ordini ed export che stanno tornando ai livelli pre pandemici»: non le ha mandate a dire Giorgio Marsiaj, presidente dell’Unione industriale di Torino. «Adesso molti imprenditori potrebbero essere addirittura obbligati a fermare gli impianti e tener chiuse le fabbriche per non subire perdite disastrose a causa di bollette che lieviteranno nel 2022 rispetto al 2021 del 320% per il gas e del 150% per l’energia elettrica. Sarebbe come un nuovo lockdown, ma dovuto a speculazioni e a fattori geopolitici, come il blocco del nuovo gasdotto Nord Stream 2. È urgente, quindi, che il Governo intervenga potenziando gli aiuti concreti già inseriti nella Finanziaria, altrimenti l’impatto sulla nostra economia e sulla tenuta sociale dell’intero Paese e del nostro territorio sarebbe disastroso».

Già: che il governo intervenga… ma andiamo! Ad oggi il regalino deciso in Finanziaria farà il solletico alle famiglie, rispetto al caro energia che, secondo Nomisma, si abbatterà sui loro conti: circa +1.200 euro a nucleo familiare nel corso del 2022. Per il resto, il governo brancolerà. Le dinamiche che hanno portato al caro-energia viaggiano tutte sopra la testa di un governo nazionale. La correità del nostro, semmai, è quella di non provare nemmeno a contrastare la politica anti-Putin in nome della quale l’Europa si sta masochisticamente danneggiando. Quel che potrà  accadere – in teoria – è dunque solo che un nuovo governo tenti di riprendere la parola in Europa per promuovere politiche di rientro dal caro-kilowatt… ma su questo gioco, pesantissimo, non basta il prestigio internazionale di un leader. E l’Italia non ha la statura per trattare con forza sulla relazione che l’Unione deve e dovrà intrecciare con Mosca, superando lo schema delle ostilità incrociate, visto che alla fin fine il gas è loro…Peraltro, alzando un minimo lo sguardo oltre le Alpi, si constata che nessuno dei grandi paesi industrializzati ha sviluppato uno straccio di pensiero, uno straccio di strategia sul tema del rinnovo delle fonti energetiche. Si procede per slogan e si finanzia con debito un’infrastrutturazione che – lo sanno tutti – è ben lungi dal poter sostituire le fonti fossili con quelle rinnovabili. Ma non dovevamo abbattere le emissioni di CO2 entro il 2030?