Per alcune settimane è rimasto lontano dal dibattito pubblico, oscurato dall’emergenza del caro carburanti e dall’impennata dei prezzi dell’energia. In realtà, il progetto da 14 miliardi di euro destinato alla sicurezza energetica non è mai uscito dai radar dell’esecutivo. Dopo la pausa estiva è destinato a riemergere come uno dei principali strumenti economici dell’ultima parte della legislatura, con l’obiettivo di rafforzare la competitività industriale, accelerare gli investimenti strategici e offrire una risposta strutturale alle tensioni che continuano a gravare sul sistema energetico italiano.
Un pacchetto unico tra energia e difesa
Il Ministero dell’Economia, come riportato dal Corriere, sta lavorando a un percorso che consentirà di inserire le spese per la sicurezza energetica all’interno delle deroghe europee previste per la difesa. L’orientamento sarebbe quello di sottoporre al Parlamento, in autunno, una risoluzione per autorizzare lo scostamento di bilancio necessario a finanziare un piano unitario da presentare successivamente anche alla Commissione europea. Una scelta che avrebbe sia una valenza tecnica, perché Bruxelles richiede una programmazione coordinata, sia una forte valenza politica, chiamando maggioranza e opposizione a esprimersi sull’intero pacchetto.
Industria, cattura della CO₂ e reti intelligenti
Una parte consistente delle risorse dovrebbe essere destinata a sostenere la transizione industriale attraverso tecnologie considerate strategiche. Tra le ipotesi allo studio figurano l’espansione della capacità nazionale di cattura e stoccaggio della CO₂, con investimenti che potrebbero sostenere grandi impianti industriali come cementifici e acciaierie, oltre allo sviluppo delle reti elettriche intelligenti, dei bacini idroelettrici, delle pompe di calore e dell’efficientamento energetico degli edifici pubblici. L’obiettivo del governo sarebbe quello di valorizzare, nel rispetto delle norme europee, le tecnologie sviluppate dalle imprese italiane.
Comunità energetiche escluse e trasparenza del mercato
Resta invece aperto il capitolo delle comunità energetiche, molte delle quali rischiano di rimanere escluse dagli incentivi dopo la riduzione delle risorse originariamente previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Parallelamente il mondo produttivo continua a chiedere maggiore trasparenza nella formazione del prezzo dell’elettricità, tema tornato centrale anche alla luce del peso che il costo del gas continua ad avere sul mercato elettrico nazionale. Una richiesta sostenuta anche da Confindustria, che sollecita l’applicazione delle misure già previste dal recente decreto Bollette.
Accise mobili e margini di bilancio
Sul fronte dei carburanti il governo valuta un intervento limitato sulle accise mobili, reso possibile dall’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi alla pompa. Le simulazioni in corso ipotizzano una riduzione nell’ordine di 6-7 centesimi al litro, mentre interventi più incisivi richiederebbero risorse significativamente superiori, nell’ordine di oltre un miliardo di euro al mese. L’esecutivo guarda inoltre all’evoluzione dei conti pubblici, confidando nell’uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo qualora le prossime certificazioni confermassero un miglioramento dei saldi di finanza pubblica.
















