Benzina e diesel in calo

La corsa dei carburanti riporta l’Italia ai vertici delle classifiche europee. Secondo l’ultimo Weekly Oil Bulletin della Commissione europea, pubblicato il 20 agosto 2026, il nostro Paese risulta tra i sette Stati dell’Unione europea con i prezzi più elevati sia per la benzina sia per il gasolio. Il bollettino raccoglie ogni settimana i prezzi al consumo dei prodotti petroliferi nei Paesi Ue.

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Il gasolio

Per il gasolio il confronto con l’inizio dell’anno è particolarmente pesante. Il 23 febbraio un litro costava in Italia 1,702 euro; nell’ultima rilevazione è arrivato a 2,079 euro al litro. L’aumento è quindi di circa il 22,2%. Per la benzina, nello stesso periodo, il prezzo è passato da 1,655 a circa 1,99 euro al litro, con un incremento nell’ordine del 20%. I valori di partenza del 23 febbraio sono riportati anche nelle elaborazioni del Mimit basate sul Weekly Oil Bulletin europeo.

Prezzi alti, ma rincari non record

Il dato più interessante emerge confrontando il livello assoluto dei prezzi con la loro crescita. L’Italia figura infatti ai primi posti dell’Ue per quanto si paga alla pompa, ma non è tra i Paesi dove il diesel è rincarato maggiormente negli ultimi sei mesi. Il motivo è semplice: l’Italia partiva già da prezzi relativamente elevati. In altri Stati europei l’aumento percentuale è stato più forte, ma partendo da livelli inferiori il prezzo finale può essere rimasto sotto quello italiano. Sembra una contraddizione ma non lo è: l’Italia ha registrato rincari più contenuti rispetto a diversi partner europei, ma continua ad avere uno dei carburanti più cari dell’Unione. Già nei mesi scorsi il Mimit aveva sottolineato come, nella fase iniziale della nuova impennata dei mercati energetici, la crescita italiana fosse inferiore a quella registrata in grandi economie come Francia e Germania. Ad aprile, ad esempio, il ministero segnalava un aumento più contenuto dei prezzi italiani rispetto ai principali Paesi Ue.

Il taglio temporaneo dell’accisa sul diesel

Sul prezzo del gasolio interviene inoltre la nuova misura varata dal Governo ad agosto. Con il decreto-legge del 5 agosto 2026, l’accisa sul diesel utilizzato come carburante è stata temporaneamente rideterminata a 532,90 euro per mille litriper il periodo compreso tra il 7 e il 24 agosto. Il provvedimento è stato adottato esplicitamente per contenere gli effetti del nuovo aumento dei prezzi dei prodotti energetici. Questo significa che gli oltre 2,07 euro al litro rilevati sul gasolio arrivano nonostante un intervento fiscale temporaneo volto a frenare la corsa dei listini.

Il pieno pesa ancora sulle famiglie

Per automobilisti e imprese, al di là delle classifiche, il problema resta il costo effettivo. Rispetto ai livelli di febbraio, un pieno da 50 litri di gasolio costa oggi quasi 19 euro in più. Con un aumento di 37,7 centesimi al litro, infatti, il maggiore esborso su 50 litri sarebbe, con un rapido calcolo, di circa 18,85 euro. Per chi percorre molti chilometri, l’impatto può diventare significativo nel corso del mese. La fotografia europea mostra dunque un’Italia che non guida necessariamente la corsa dei rincari, ma continua a partire — e ad arrivare — molto in alto nella graduatoria dei prezzi. E con benzina vicina ai due euro e diesel sopra quella soglia, la “stangata” alla pompa resta ben visibile nel bilancio di famiglie e attività economiche.