La tassa europea sugli extraprofitti delle grandi compagnie petrolifere, almeno per ora, non arriverà. Bruxelles rimanda la partita alle capitali e chiarisce che sono gli Stati membri a poter utilizzare la leva fiscale contro i guadagni straordinari prodotti dallo shock energetico. Una risposta che pesa soprattutto per Italia e Germania, tra i Paesi che hanno sostenuto la richiesta di un intervento comune, mentre il rincaro di petrolio e carburanti continua a trasferirsi sui bilanci di famiglie e imprese. E per Roma il problema diventa sempre più economico e fiscale: proteggere consumatori e aziende senza trasformare gli sconti alla pompa in una voce permanente di spesa pubblica.
La tassa resta nazionale
La posizione della Commissione è netta: la tassazione degli extraprofitti rientra nelle competenze degli Stati, che possono intervenire attraverso la legislazione nazionale nel rispetto delle regole europee. È la linea già fissata il 22 aprile con AccelerateEU, il pacchetto varato contro lo shock dei prezzi energetici: Bruxelles può offrire assistenza, condividere buone pratiche e valutare gli effetti sul mercato unico, ma non prepara un prelievo comune sulle major petrolifere. La richiesta sostenuta da Italia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia torna così direttamente sui tavoli dei governi nazionali.
Benzina sopra i 2 euro, diesel oltre 2,13
Mentre si discute di chi debba pagare il conto, i listini continuano a salire. Secondo i dati del ministero delle Imprese, la benzina self si attesta intorno a 2,01 euro al litro e il gasolio raggiunge 2,131 euro; sulla rete autostradale le medie salgono rispettivamente a circa 2,088 e 2,204 euro. Il quadro resta quindi particolarmente pesante per chi utilizza il diesel, nonostante il taglio di 17 centesimi sulle accise, prorogato dal governo fino al 26 agosto attraverso il meccanismo delle accise mobili e l’utilizzo di 20,8 milioni di extragettito Iva.
Il conto della crisi
A misurare l’impatto sull’economia italiana è la CNA, che stima in circa 11,6 miliardi di euro il maggiore esborso per carburanti, elettricità e gas tra il primo marzo e il 31 agosto rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Quasi metà del conto arriva dalla mobilità: benzina e gasolio valgono da soli circa 5,8 miliardi, mentre l’elettricità pesa per 3,7-3,8 miliardi e il gas per altri 2-2,2 miliardi. Un aggravio che colpisce direttamente famiglie e imprese e che, per le attività più energivore e dipendenti dal trasporto, rischia di riflettersi anche sui prezzi finali.
Il governo cerca una via meno costosa
La questione per l’esecutivo diventa ora trovare una misura sostenibile dopo il 26 agosto. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha indicato in circa un miliardo al mese il costo di una proroga generalizzata dello sconto, una cifra che restringe gli spazi per mantenere a lungo l’intervento attuale. Sul tavolo prendono quindi quota aiuti più miratiai settori maggiormente esposti e alle fasce più vulnerabili, mentre nella maggioranza resta aperto il confronto sugli extraprofitti: Forza Italia frena sul prelievo fiscale, mentre resta possibile la strada di un contributo concordato con le compagnie energetiche.
Dalle accise agli extraprofitti, il nodo delle coperture
La scelta finale sarà soprattutto una questione di coperture finanziarie. Tagliare le accise produce un beneficio immediato alla pompa, ma trasferisce il costo sul bilancio pubblico; tassare i profitti straordinari delle compagnie sposta invece il peso sulle imprese energetiche e apre un confronto politico e industriale più complesso. Bruxelles, intanto, ha tolto dal tavolo l’ipotesi di fare da ombrello europeo: gli strumenti fiscali esistono già e spetta ai singoli Paesi decidere se utilizzarli. Per il governo italiano la prossima scadenza è quindi ravvicinata: dopo il 26 agosto servirà scegliere quanto e soprattutto chi continuare a proteggere.
















