Un guasto informatico mette in ginocchio il traffico aereo britannico e il caos si trascina per il secondo giorno consecutivo. Oltre 1.000 voli sono stati cancellati martedì nel Regno Unito, mentre altri stop e ritardi stanno interessando gli aeroporti anche nella giornata di oggi, con la rete ancora alle prese con le conseguenze del malfunzionamento del sistema di controllo del traffico aereo.
Al centro dell’emergenza c’è NATS, il fornitore britannico dei servizi di controllo del traffico aereo, che ha individuato e successivamente risolto un problema tecnico al proprio sistema di elaborazione dei dati di volo. Ma la correzione del guasto non è bastata a riportare immediatamente la situazione alla normalità: aerei ed equipaggi rimasti fuori posizione hanno infatti prodotto un effetto domino sull’intera rete.
Voli cancellati, disagi nel Regno Unito
Secondo i dati di FlightRadar24 riportati su Euronews, 1.300 voli da e per gli aeroporti britannici sono stati cancellati martedì. Per mercoledì risultavano già cancellati almeno 177 voli, con Heathrow tra gli scali maggiormente colpiti. Altre fonti aggiornate indicano inoltre che il numero complessivo delle cancellazioni ha continuato a crescere.
Heathrow ha comunicato la ripresa delle operazioni, ma ha avvertito i passeggeri che potrebbero verificarsi ulteriori disagi. Lo scalo ha invitato chi deve viaggiare a verificare lo stato del proprio volo con la compagnia aerea prima di recarsi in aeroporto. Anche Gatwick e altri grandi aeroporti britannici stanno affrontando le conseguenze del blocco.
Il problema ha coinvolto, tra gli altri, Heathrow, Gatwick, Manchester, Stansted e Birmingham, con ripercussioni che si sono estese anche ai collegamenti internazionali. L’effetto domino ha infatti coinvolto voli, equipaggi e aeromobili in più aeroporti europei.
British Airways e Ryanair, migliaia di passeggeri coinvolti
Le compagnie aeree sono tra le realtà che stanno pagando il prezzo più alto dell’interruzione. British Airways ha cancellato o dirottato oltre 100 voli, mentre Ryanair ha comunicato che circa 150.000 passeggeri sono stati interessati dai ritardi, arrivando a cancellare più di 200 voli secondo gli ultimi aggiornamenti.
Per i vettori il problema non si limita alle cancellazioni immediate. Quando una rete aeroportuale subisce un’interruzione di questo tipo, gli aeromobili possono trovarsi negli scali sbagliati e gli equipaggi fuori posizione. Il ripristino della normale programmazione richiede quindi tempo, anche dopo la risoluzione del guasto informatico.
È proprio questo effetto a cascata che rende particolarmente costoso un blocco del traffico aereo: una sospensione relativamente breve può trasformarsi in ritardi, cancellazioni, rimborsi e costi operativi distribuiti lungo l’intera giornata e oltre.
NATS sotto pressione dopo il nuovo guasto
Il nuovo episodio riaccende il dibattito sulla solidità dell’infrastruttura britannica di controllo del traffico aereo. NATS ha spiegato che il problema è stato risolto e che la priorità è ora smaltire l’arretrato, ma ha riconosciuto la complessità della fase di recupero.
La ministra britannica dei Trasporti Heidi Alexander ha chiesto garanzie sul fatto che dall’incidente vengano tratte le necessarie lezioni e che i sistemi a supporto dell’aviazione siano adeguati. Anche la Civil Aviation Authority britannica ha fatto sapere di attendere da NATS un rapporto completo sull’accaduto, per valutare eventuali ulteriori interventi.
La pressione sul management è già aumentata. Il direttore operativo di Ryanair, Neal McMahon, ha chiesto nuovamente le dimissioni dell’amministratore delegato di NATS, Martin Rolfe, accusando il gruppo di aver fallito ancora una volta nella gestione del sistema. Anche Wizz Air ha invocato una riforma urgente dell’operatore.
Un problema che si ripete
L’incidente non è isolato. Nel 2023 un precedente malfunzionamento del sistema di elaborazione dei piani di volo aveva provocato una delle peggiori interruzioni del traffico aereo britannico degli ultimi anni, coinvolgendo oltre 700.000 passeggeri e generando costi superiori a 100 milioni di sterline per le compagnie tra rimborsi e compensazioni. Un altro problema tecnico, legato al sistema radar, aveva inoltre provocato disagi per oltre quattro ore nel luglio dello scorso anno.
La nuova interruzione riporta quindi al centro della discussione la resilienza delle infrastrutture digitali che sostengono il traffico aereo, in un settore nel quale anche un singolo malfunzionamento può propagarsi rapidamente attraverso una rete altamente interconnessa.
Per ora l’obiettivo di NATS e degli aeroporti britannici è riportare gradualmente la programmazione alla normalità. Ma il conto dell’interruzione, tra voli cancellati, passeggeri riprotetti e costi sostenuti dai vettori, è destinato a crescere con il protrarsi dei disagi.
















