Un guasto informatico nel cuore del sistema che governa i cieli britannici è bastato per mettere sotto pressione, nel giro di poche ore, alcuni degli aeroporti più trafficati d’Europa. Da Heathrow a Gatwick, passando per Manchester e Stansted, la giornata dell’8 settembre si è trasformata in una lunga sequenza di ritardi, voli cancellati e riprogrammazioni. Un incidente tecnico che ha rapidamente assunto una dimensione economica e industriale, riportando al centro dell’attenzione la resilienza delle infrastrutture critiche su cui poggia il trasporto aereo europeo.

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Il guasto NATS e l’effetto domino sugli aeroporti

All’origine dei disagi c’è un problema tecnico che ha interessato NATS, il principale fornitore britannico dei servizi di controllo del traffico aereo. Le autorità aeroportuali hanno dovuto introdurre restrizioni temporanee alla capacità operativa, con conseguenze immediate sui collegamenti in partenza e in arrivo. Heathrow ha confermato ufficialmente che l’anomalia stava incidendo sulle operazioni negli aeroporti del Regno Unito, invitando i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo prima di raggiungere lo scalo. Il problema si è propagato rapidamente attraverso una rete costruita su tempi serrati e rotazioni degli aeromobili fortemente interdipendenti.

Centinaia di cancellazioni e quasi mille voli coinvolti

Le dimensioni economiche dell’incidente sono emerse con il passare delle ore. Le prime ricostruzioni avevano indicato oltre 200 cancellazioni, mentre gli aggiornamenti successivi raccolti da Reuters descrivono un impatto ancora più ampio: quasi mille voli sono stati interessati complessivamente da cancellazioni o ritardi. I dati di FlightAware citati dall’agenzia indicavano circa 490 partenze in ritardo in sei grandi aeroporti e 525 arrivi cancellati o posticipati. A Heathrow, secondo la società di analisi Cirium, 38 dei 661 arrivi programmati risultavano cancellati o impossibilitati a operare, mentre British Airways aveva soppresso 16 delle 333 partenze previste.

Il conto per le compagnie e la fragilità della rete

Dietro i tabelloni delle partenze si apre però un conto molto più pesante per il settore. Ogni cancellazione può tradursi in rimborsi, assistenza, riprotezione dei passeggeri, costi per equipaggi e aeromobili fuori posizione e difficoltà nel ricostruire gli operativi delle ore successive. Ryanair ha dichiarato che oltre 65 mila passeggeri sono stati coinvolti da ritardi arrivati fino a otto ore e che più di 50 voli della compagnia sono stati cancellati. Il nodo, dal punto di vista industriale, è proprio l’effetto domino: una sospensione relativamente breve può continuare a produrre conseguenze molto dopo il ripristino tecnico, soprattutto nei grandi hub con centinaia di movimenti giornalieri.

Tornano le polemiche sulla resilienza del sistema britannico

Il nuovo episodio riapre inoltre una questione che il trasporto aereo britannico conosce già. Nel 2023 un problema al sistema di elaborazione dei piani di volo aveva provocato una crisi molto più estesa e, secondo le compagnie, generato costi superiori a 100 milioni di sterline tra rimborsi e compensazioni. Dopo l’ultimo guasto Ryanair e Wizz Air hanno chiesto interventi sulla governance e sull’affidabilità di NATS, mentre la Civil Aviation Authority ha annunciato di attendere un rapporto completo sull’incidente prima di valutare eventuali ulteriori misure. NATS ha comunicato di avere implementato una soluzione e avviato il recupero progressivo dei sistemi, ma la giornata lascia ancora una volta aperto il problema della capacità delle infrastrutture digitali di assorbire un guasto senza paralizzare una parte significativa del traffico europeo.