La guerra commerciale tra Canada e Stati Uniti entra in una fase più dura. Dall’8 settembre Ottawa ha fatto scattare nuovi controdazi sulle merci americane, con aliquote del 15, 25 e 50% e un valore complessivo di 27,6 miliardi di dollari canadesi, circa 20 miliardi di dollari Usa. La risposta del governo di Mark Carney arriva dopo il fallimento dei negoziati con Washington e colpisce una lunga lista di beni, dai prodotti alimentari all’acciaio, fino a elettrodomestici, abbigliamento e tecnologia.

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Dal latte all’acciaio, la rappresaglia di Ottawa

La strategia canadese segue il principio del “dollaro per dollaro”, cercando di replicare sulle merci statunitensi il peso delle tariffe imposte da Washington. Per numerosi prodotti di acciaio e alluminio l’aliquota raddoppia dal 25 al 50%, mentre formaggi ed elettrodomestici vengono colpiti al 25%. L’obiettivo non è chiudere gli scambi, ma aumentare la pressione economica soprattutto sugli Stati americani più esposti al commercio con il Canada.

Un rapporto commerciale difficile da spezzare

Il confronto resta fortemente asimmetrico: l’economia americana è circa tredici volte quella canadese e nel 2025 il 71,7% delle esportazioni di merci del Canada era ancora diretto negli Stati Uniti. Ottawa sta tentando di ridurre questa dipendenza, ma le catene produttive integrate costruite in oltre trent’anni rendono una separazione rapida quasi impossibile. Per sostenere imprese e lavoratori colpiti dalle tariffe, il governo canadese ha varato nuovi aiuti per 7,5 miliardi di dollari canadesi.

Il nodo Bombardier e l’industria dell’auto

Lo scontro rischia di investire anche comparti industriali strategici. Donald Trump ha minacciato di bloccare le vendite negli Stati Uniti dei jet Bombardier se il gruppo canadese non trasferirà parte della produzione oltre confine; circa metà dei 5.100 velivoli Bombardier in servizio nel mondo opera però sul mercato americano. Anche sull’auto pesa la minaccia di dazi fino al 50%, una misura che colpirebbe tanto gli stabilimenti canadesi quanto una filiera nordamericana nella quale componenti e semilavorati attraversano più volte la frontiera.

L’Usmca diventa la vera posta in gioco

Sul fondo della disputa c’è il futuro dell’Usmca, l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico entrato in vigore nel 2020. Per Ottawa la sua protezione resta decisiva: grazie alle regole dell’intesa, circa l’80% delle merci canadesi destinate agli Stati Uniti ha continuato finora a entrare senza dazi. La strategia di Carney punta dunque ad aumentare il costo politico e industriale dello scontro abbastanza da riportare Washington al tavolo, evitando al tempo stesso una spirale di ritorsioni ancora più pesante.