Sulle polemiche scoppiate attorno al caso della pugile algerina Imane Khelif, sotto accusa per i suoi valori ormonali, e all’abbandono del match dopo 36 secondi da parte dell’italiana Angela Carini, Economy ha chiesto un parere a Giulia Samassa, presidente dell’Ente Filantropico Transgender network Italy. Il tema a prima vista appare lontano dal mondo e dalle logiche dell’economia, ma non è come sembra. In realtà, attorno ad esso si muovono anche fortissimi interessi economici, difficilmente estranei ai toni con cui il tema stesso viene trattato. E comunque è un tema dei nostri tempi, non a caso tempi di transizioni.
Di GIULIA SAMASSA
Non è la prima volta che nel mondo dello sport si alza tanto fumo per una storia analoga.
Per fare una disanima reale e oggettiva dei fatti, però, in casi del genere vanno presi in considerazione diversi fattori quali: psicologia, biologia, interessi politici (che a seconda del colore partitico cambiano diametralmente direzione) e dinamiche sociali del periodo storico in cui viviamo.
E inserirei anche la legge, ma ogni nazione ha la sua, e quindi la materia è poco inquadrabile e standardizzabile.
Purtroppo trovare un punto di equilibrio su un sistema instabile è praticamente impossibile, un po’ come in meccanica quantistica il principio di indeterminazione di Heisenberg.
Le dinamiche sociali e psicologiche ovviamente hanno l’orientamento, che è a volte solo morale di facciata, a concedere “l’identità di genere, senza se e senza ma” con l’enunciato “sei quello che vuoi essere”.
Per quanto riguarda la biologia, la disforia (semplificando) è una malformazione dalla nascita dove il cervello di una donna è in un corpo di un uomo e viceversa: è stato dimostrato con dei test con il liquido di contrasto, solo che questa “analisi” renderebbe “non transessuali” il 95% di chi lo è, certificato da una balistica relazione psicologica e psichiatrica e scatenerebbe una guerra sociale, politica e di diritti esagerata, oltre a ledere gli interessi di chi mercifica e si arricchisce intorno al mondo dei trans.
E poi, sempre biologicamente, c’è il discorso ormonale: si tratta di sostanza che, se assunte dai 18/20 anni e per non meno di 5 anni, dal punto di vista muscolo-scheletrico portano chiunque ad essere accostabile al sesso di elezione, non dimenticanto che l’intervento chirurgico di riassegnazione, eliminando l’organo riproduttivo crea, senza entrare in dettagli chimici, un amplificazione del gioco ormonale.
La politica ovviamente strumentalizza a suo interesse questi fatti, per dare enfasi ciascun partito ai suoi orientamenti. La legge poi è un altro fattore del sistema “instabile”: in Italia, per esempio, viene riscritto l’atto di nascita di chi cambia sesso e viene assegnato un nuovo codice fiscale al punto che dichiarare che, in precedenza, si era un’altra persona è un atto punito per specifica legge con 4 anni di reclusione e 280mila euro di multa (insomma, guai a dire che hai cambiato sesso). Negli Stati Uniti invece, se nasci “Ugo” muori “Ugo” e viene solo concesso l’utilizzo dell’alias sui documenti con asterisco di fianco al nome.













