La proliferazione delle burocrazie parrebbe essere una condizione dettata da una sorta di legge naturale. Il fenomeno, presente anche nelle grandi entità private come le multinazionali, è forse più evidente nelle organizzazioni statali.

Nel caso dell’amministrazione pubblica, piuttosto che eseguire la volontà politica, non di rado ormai è invece la politica a dovere ‘ballare alla musica‘ della burocrazia. Il ‘Ministro’ di un ministero—messo lì solo temporaneamente e con una scarsa conoscenza della materia propria della sua carica—tante volte è una semplice figura cerimoniale, mentre chi comanda nei fatti è il Direttore Generale permanente, spesso più potente e certamente più ‘inamovibile’ del politico di turno.

In entrambi i casi, sia pubblico che privato, l’enorme espansione del controllo burocratico tende a distogliere le organizzazioni dai loro scopi originali. Con la crescita, le grandi aziende e le amministrazioni pubbliche provano alla stessa maniera di imporre una struttura ai loro ‘mercati’ di riferimento anziché rispondere alla domanda in arrivo dall’esterno. Di conseguenza, nel tempo cresce la tendenza di spendere più energie per ‘gestire‘ che per ‘fare‘.

Emerge inoltre un fenomeno di crescita di riflesso. Per trattare efficacemente con una burocrazia, bisogna disporre di una burocrazia propria. E queste, come se fossero pompieri che girano ad appiccare incendi per giustificare il proprio operato, devono attivamente cercare nuovi problemi da risolvere. Un interessante esempio arriva dall’Inghilterra, dove Whitehall’—l’amministrazione centrale dello Stato britannico—ha da poco creato un’intera struttura incaricata di identificare i corretti pronomi da utilizzare nella corrispondenza ufficiale per ben oltre un centinaio di possibili gender sessuali.

Per quanto la cosa possa anche provocare ilarità, non è di poco conto. Implica frotte di consulenti e, almeno potenzialmente, un livello amministrativo interamente nuovo con la missione—e il potere—di vedere e controllare tutta la corrispondenza statale in uscita. È un ruolo che inevitabilmente verrà contrastato dalle altre entità così ‘supervisionate’, che come minimo dovranno creare dei propri uffici per interagire con la nuova gender police’ interna.

Non c’è una fine in vista per questo tipo di sviluppo. Lo svuotamento del potere propriamente politico attraverso la burocratizzazione implica che non ci sia rovescio elettorale che tenga ed è possibile almeno ipotizzare che nemmeno una rivoluzione riuscirebbe a toccare più di tanto un fenomeno così esteso e sempre più onnipresente. Perfino nel caso di un drammatico crollo economico, l’ultima cosa che uno Stato può permettersi di fare è cessare di pagare i propri dipendenti

James Hansen per Mercoledì di Rochester