Gli italiani apprezzano in modo particolare i Buoni del Tesoro, le obbligazioni emesse dallo Stato italiano, fin dalla loro prima emissione del 1953. Si tratta di obbligazioni a tasso garantito, ne esistono però di varie tipologie; in particolare i BTP sono i buoni del tesoro con durata elevata e cedola annuale. Ne esistono di varie tipologie, da quelli che hanno durata di soli 3-5 anni, fino ai cosiddetti BTP Matusalemme, emessi nel 2016 con scadenza nel 2067.

Come si acquistano i BTP

Le obbligazioni dello stato sono offerte alla clientela direttamente, al momento dell’emissione. Per acquistarli è necessario però rivolgersi a un intermediario, come ad esempio una banca o una società di gestione del credito. Oggi questo tipo di proposta è disponibile anche online. Dopo l’emissione, le obbligazioni dello Stato possono essere acquistate anche in altro modo, visto che molti investitori tendono a rivendere quando necessario questo tipo di strumento finanziario. Per i sopra citati BTP Matusalemme, chiamati anche BTP 2067, l’unico modo per acquistarli consiste nell’acquisirli da altri investitori, visto che sono stati emessi ben 6 anni fa. Chiaramente è interessante acquistare quelle obbligazioni che offrono condizioni allettanti, come ad esempio una cedola semestrale o annuale che abbia una certa consistenza, un eventuale premio finale e magari anche un valore che al momento è inferiore rispetto a quello nominale.

Come funzionano le obbligazioni statali

Si tratta solitamente di investimenti a lungo termine, anche se sono disponibili sul mercato BTP a breve termine. Questi ultimi però solitamente offrono una rendita annuale non elevatissima, indicizzata all’inflazione italiana o anche prefissata al momento dell’emissione. I BTP che solitamente più interessano un più ampio numero di investitori sono quelli a medio o lungo termine, con cedola semestrale o annuale e premio finale. In sostanza chi possiede un’obbligazione ottiene periodicamente un rendimento, che viene versato direttamente dall’Erario. Oltre a questo attendendo la naturale scadenza del buono del Tesoro si ottiene la completa restituzione del valore nominale dello stesso. Se si acquista un BTP a un prezzo ridotto rispetto a quello nominale ovviamente si ottiene maggiore remunerazione finale.

I rischi

Come tutti ben sanno non esistono investimenti a rischio nullo; nel caso dei Buoni del Tesoro Poliennali si tratta però di un rischio che potremmo dire decisamente contenuto. Se acquistano i BTP direttamente al momento dell’emissione e si conservano fino alla loro naturale scadenza si ottiene il capitale investito all’inizio, con un interesse annuo non elevatissimo ma certo. L’unico rischio è il default dello Stato che ha emesso le obbligazioni; quindi un BTP a 50 anni sotto questo punto di vista offre maggiore rischio rispetto a un BTP a 3 anni. Chi invece preferisce effettuare una costante compravendita di BTP, per cercare di ottenere il massimo dalle fluttuazioni del valore di queste obbligazioni, può trovarsi a correre un rischio leggermente maggiore, correlato all’andamento dei mercati. Questo perché può capitare che l’inflazione che aumenta o altri elementi correlati all’economia di uno Stato facciano diminuire in maniera sostanziale il valore dei BTP sul mercato secondario.

I difetti dei BTP

Nonostante si tratti di un tipo di investimento particolarmente apprezzato da numerosi investitori italiani, l’obbligazione statale non è una tra le soluzioni più redditizie. In effetti è una caratteristica comune a molti investimenti: minore è il rischio che si corre e minore è anche la possibile remunerazione. Il principale difetto dei BTP è quindi il potenziale guadagno, che è poco interessante sui titoli a breve termine, leggermente migliore per i prodotti a lungo termine. Ma non tutti sono disposti ad attendere varie decine di anni prima di realizzare il proprio investimento.