Il Tesoro torna a guardare ai mercati internazionali con una nuova emissione di Btp in dollari. Il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha infatti affidato il mandato per una nuova emissione via sindacato triple tranche nell’ambito del Programme for the Issuance of Debt Instruments della Repubblica Italiana. I titoli avranno scadenza 14 luglio 2031, 14 luglio 2036 e 14 luglio 2056, con l’obiettivo di ampliare la platea degli investitori e ottimizzare la gestione del debito pubblico.

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Perché il Tesoro emette Btp in dollari

A differenza di quanto si potrebbe pensare, l’operazione non nasce dall’esigenza dello Stato di reperire dollari. La scelta risponde invece a una precisa strategia finanziaria.

«Un’emissione di Btp in dollari (tecnicamente denominati titoli Global) strutturata su tre diverse scadenze risponde a precise strategie di ottimizzazione del debito pubblico e di attrazione di capitali globali», spiega Saverio Berlinzani, Chief Analyst di ActivTrades.

Secondo l’analista, emettere debito nella valuta americana consente al Tesoro di intercettare grandi investitori istituzionali internazionali, come fondi pensione, banche centrali e fondi sovrani, soprattutto statunitensi e asiatici, che per mandato o per strategia investono prevalentemente in strumenti denominati in dollari.

Tre diverse scadenze

La scelta di emettere tre titoli con scadenze differenti – 2031, 2036 e 2056 – non è casuale. «Scegliere tre diverse scadenze serve a creare punti di riferimento liquidi (benchmark). Ciò permette al Tesoro di spalmare le scadenze del debito nel tempo, riducendo il rischio di rifinanziamento», osserva Berlinzani.

In questo modo il Mef costruisce una vera e propria curva dei rendimenti in dollari, migliorando la liquidità dei titoli italiani sui mercati internazionali e facilitando eventuali future emissioni nella stessa valuta.

Il ruolo dei derivati e il possibile risparmio sul costo del debito

L’operazione può inoltre risultare conveniente anche dal punto di vista del costo del finanziamento. «Spesso il Tesoro converte l’esposizione in dollari in euro tramite contratti derivati (Cross Currency Swap). Se le condizioni di mercato sono favorevoli, il costo finale in euro del titolo in dollari può risultare persino inferiore rispetto all’emissione di un normale BTP in euro», sottolinea l’esperto.

In pratica, grazie alle condizioni offerte dai mercati valutari e dagli strumenti di copertura, il Tesoro può ridurre il costo effettivo del debito rispetto a un’emissione tradizionale in euro.

Quali rischi e opportunità per gli investitori

Per chi acquista questi titoli, soprattutto se residente nell’Eurozona, entra però in gioco anche il fattore valutario. Cedole e rimborso del capitale saranno infatti pagati in dollari. Questo significa che il rendimento finale dipenderà anche dall’andamento del cambio euro-dollaro.

Se il dollaro si rafforzerà rispetto all’euro, l’investitore europeo potrà beneficiare di un rendimento aggiuntivo derivante dal cambio. Al contrario, un indebolimento della valuta statunitense potrebbe ridurre il rendimento complessivo dell’investimento.

Il rischio valutario diventa quindi un elemento da valutare attentamente, soprattutto per gli investitori che non utilizzano strumenti di copertura.