Spread btp-bund

Lo sprofondo rosso dei mercati non risparmia il fronte obbligazionario, dopo che nel consiglio direttivo della Bce la settimana scorsa è passata la linea dei “falchi” portando all’annunciato aumento di 25 punti base a luglio e di quello da 50 a settembre ma senza indicare, per converso, uno scudo salva-spread. Ieri il differenziale tra il Btp e in Bund è schizzato a 248 punti, con il rendimento del decennale balzato sopra il 4%, sui massimi da dicembre 2013, mentre il Bund a 10 anni ha toccato l’1,6%, il top dal 2014.

Inflazione, uno scenario da incubo per gli investitori 

«La stagflazione è uno scenario possibile» ha avvertito il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, mentre Julian Howard, direttore degli investimenti del fondo Gam è stato altrettanto pessimista per l’altra sponda dell’Atlantico: «Penso che con un’inflazione come questa, la Fed sarà costretta a spingere forte sui tassi e che questo causerà un rallentamento economico». «A breve termine – aggiunge – si mette male per gli investitori, che non hanno nessun posto dove rifugiarsi, a parte il cash, almeno per ora».

Intanto sui mercati valutari non c’è attesa solo per la Fed, ma anche per la Bank of England di giovedì e per la Bank of Japan di venerdì. La sterlina è crollata dell’1,3% e vale meno di 1,22 dollari, depressa dalle preoccupazioni per l’economia del Regno Unito. Lo yen ha toccato un minimo da 24 anni intorno a quota 135 sul dollaro e l’euro resta debole non molto sopra 1,04 dollari.