
Bruxelles prepara un nuovo giro di vite sull’e-commerce proveniente dai Paesi extra Ue, con un intervento destinato a incidere soprattutto sul modello di business delle grandi piattaforme asiatiche. La Commissione europea lavora a uno European Product Act che punta a rafforzare i controlli sui beni non conformi, trasferendo maggiori responsabilità su marketplace e importatori e introducendo nuovi costi di vigilanza. La Cina non viene citata direttamente nella bozza, ma il provvedimento arriva mentre l’Europa cerca di contenere l’enorme flusso di importazioni a basso valore legato anche a operatori come Temu e Shein.
Il peso dell’import cinese e il nodo della concorrenza
Sul fondo resta uno squilibrio commerciale che a Bruxelles viene osservato con crescente preoccupazione. Secondo i dati citati da Euronews, nel 2025 il disavanzo commerciale dell’Unione europea con Pechino avrebbe raggiunto circa un miliardo di euro al giorno. Il nuovo impianto normativo punta quindi non soltanto alla sicurezza dei prodotti, ma anche a rendere più difficile per operatori stabiliti fuori dall’Ue raggiungere direttamente il consumatore europeo senza un soggetto giuridicamente responsabile all’interno dell’Unione.
Marketplace più esposti: arriva la responsabilità diretta
Uno dei passaggi economicamente più rilevanti riguarda le piattaforme online, che potrebbero essere chiamate a verificare prima della vendita la presenza del Digital Product Passport o di strumenti equivalenti capaci di certificare identità e conformità della merce. In caso di segnalazione, il marketplace dovrebbe rimuovere il prodotto e impedirne la ricomparsa; se mancasse un operatore responsabile con sede nell’Ue, la piattaforma potrebbe assumere direttamente gli obblighi del rappresentante autorizzato. Una modifica che aumenterebbe il rischio legale e operativo per i grandi operatori dell’e-commerce transfrontaliero.
Una nuova tassa sulle merci importate
La bozza introduce anche una tassa europea di vigilanza sui prodotti provenienti da Paesi terzi, con un importo collegato ai costi sostenuti dalle autorità per effettuare i controlli. A pagare sarebbero gli importatori, mentre il prelievo dovrebbe risultare inferiore per le merci movimentate in grandi lotti rispetto ai singoli pacchi inviati direttamente ai consumatori. Il meccanismo sarebbe separato dalla handling fee prevista dalla riforma doganale e potrebbe modificare la struttura dei costi che ha favorito finora il commercio di piccoli pacchi a basso prezzo provenienti dall’estero.
Più poteri a Bruxelles, meno frammentazione nazionale
Il progetto prevede infine un rafforzamento significativo delle competenze della Commissione, oggi in larga parte affidate alle autorità nazionali. Bruxelles potrebbe intervenire direttamente quando prodotti non conformi risultassero diffusi in almeno due terzi degli Stati membri senza che siano state avviate indagini nazionali, arrivando a imporre ritiri dal mercato, limitazioni alla circolazione e sanzioni. Per imprese e marketplace significherebbe confrontarsi con una vigilanza più centralizzata e con un quadro di enforcement potenzialmente più rapido, trasformando la compliance europea in una variabile sempre più importante anche nelle strategie commerciali e nei margini del settore.















