In attesa del voto, la certezza di una Brexit ordinata aiuterà gli Uk

Cinque anni dopo l’uscita del Regno Unito dal mercato unico, la Brexit continua a produrre effetti sui conti pubblici. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha incassato oltre 44 milioni di euro dalla Brexit Adjustment Reserve, il fondo europeo creato per compensare i costi economici e amministrativi provocati dal recesso britannico. Le risorse coprono le maggiori spese sostenute dall’Adm tra gennaio 2021 e settembre 2023.

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Il costo della Brexit passa anche dalle dogane

Dal gennaio 2021 il Regno Unito è diventato a tutti gli effetti un Paese terzo per gli scambi con l’Unione. Per le amministrazioni doganali questo ha significato più controlli, procedure e adempimenti sulle merci in entrata e in uscita, con un aumento dei costi operativi e organizzativi. È proprio questo aggravio che Bruxelles ha riconosciuto come spesa ammissibile al rimborso. La richiesta italiana è passata attraverso un percorso di rendicontazione e controlli articolato su più livelli. Dopo la verifica delle spese, la Commissione europea ha riconosciuto all’Agenzia oltre 44 milioni, somme che risultano già accreditate. Il dato restituisce anche una dimensione finanziaria della Brexit spesso meno visibile: oltre ai costi per imprese e commercio, ci sono quelli sostenuti dalla macchina amministrativa.

Un rimborso che aumenta la flessibilità dell’Adm

Per l’Agenzia il vantaggio non è soltanto contabile. Le risorse ottenute non risultano legate a uno specifico capitolo di spesa e potranno quindi essere utilizzate per le esigenze organizzative e operative dell’ente, nel rispetto delle regole di gestione finanziaria. Questo trasforma il rimborso in una maggiore flessibilità di bilancio, dopo che i costi erano già stati sostenuti negli esercizi precedenti. La Brexit Adjustment Reserve era stata costruita proprio con questa funzione: assorbire almeno in parte gli effetti economici, sociali e territoriali dell’uscita britannica dall’Ue. Nella configurazione originaria il fondo disponeva di circa 5,47 miliardi di euro a prezzi correnti, destinati agli Stati e ai settori maggiormente colpiti dal nuovo assetto commerciale.

I 44 milioni misurano una parte del “costo Brexit”

Il rimborso all’Adm racconta quindi un pezzo del costo strutturale della separazione tra Londra e Bruxelles. Il ritorno di frontiere doganali ha aumentato i tempi e gli oneri non soltanto per le aziende, ma anche per le amministrazioni chiamate a presidiare gli scambi. La cifra riconosciuta all’Italia rappresenta una parte quantificabile di questa maggiore complessità. Dal punto di vista economico, il punto è proprio questo: la Brexit ha trasformato rapporti commerciali prima interni al mercato unico in scambi con un Paese terzo, facendo crescere il peso della burocrazia di confine. I 44 milioni recuperati dall’Agenzia non sono quindi un guadagno straordinario, ma la compensazione di costi che il sistema pubblico italiano aveva già dovuto assorbire.