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L’Italia si conferma tra i leader europei nell’innovazione verde, posizionandosi al terzo posto per numero di brevetti green e per quota di imprese che ne detengono, con 16,5 brevetti ogni 1.000 aziende, dietro solo a Germania e Austria. Lo rivela lo studio “Competitivi perché sostenibili”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, presentato al Ministero del Made in Italy da Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, e Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy.

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Italia sul podio dei paesi con più brevetti green

Tra il 2019 e il 2024, 578.450 imprese italiane hanno realizzato eco-investimenti, pari al 38,7% del totale, un indicatore della dinamicità del sistema produttivo. Nonostante ciò, solo una parte dell’innovazione viene tradotta in brevetti, a causa di una cultura industriale ancora poco orientata alla tutela della proprietà intellettuale.

I settori di punta includono la mobilità sostenibile, con i brevetti italiani che rappresentano il 31% del totale europeo per la mitigazione dei cambiamenti climatici, l’efficienza energetica nell’edilizia, la gestione dei rifiuti e delle acque reflue e le tecnologie ICT per la mitigazione climatica, che hanno registrato un incremento del 270% negli ultimi dieci anni.

Nord Italia al centro dell’innovazione sostenibile

Le regioni del Nord, in particolare Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, guidano l’innovazione green grazie alla tradizione manifatturiera e alla capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in soluzioni concrete. Le imprese detengono l’81,9% delle domande di brevetto, seguite dalle persone fisiche (12,9%) e dagli enti (5,2%).

Secondo Realacci, l’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali ma deve compiere un salto di scala, aumentando gli investimenti in ricerca, rafforzando la capacità di brevettare e replicando il modello dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili.

Settori e tecnologie più dinamici

L’analisi settoriale conferma il manifatturiero come motore principale dell’innovazione (59%), seguito da ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%).

Per quanto riguarda le tecnologie, le soluzioni più diffuse riguardano la digitalizzazione dei processi produttivi e la gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12%), seguite dalle tecnologie di misurazione elettrica e magnetica (7,3%), il trattamento delle acque reflue e fanghi (6,5%), la micromobilità e la mobilità sostenibile e, infine, il settore energetico, con sistemi di distribuzione, gestione delle batterie e trasmissione wireless.

Innovazione green e competitività

Le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi registrano performance economiche significativamente superiori rispetto a quelle non green. Il fatturato medio per impresa green è di 382 milioni di euro, contro 41 milioni delle imprese non green, mentre la produttività media raggiunge 144.000 euro per addetto, rispetto a 92.000 euro delle non green.

Oltre la metà di queste aziende esporta (57,8%), generando oltre 63 miliardi di euro di ricavi. Il capitale umano è più qualificato, con il 29,7% di laureati, e il 41,9% delle imprese ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green. Questi dati confermano che la tutela dei brevetti e l’innovazione sostenibile sono leve fondamentali per rafforzare competitività e attrarre investimenti.