In un mondo sempre più dominato dagli schermi, l’autrice e divulgatrice americana Sarah Brennan lancia un appello accorato a favore della lettura su carta. Lo fa con un saggio – “Reading print books vs reading on digital screens” – partendo da un episodio personale – una vicina entusiasta di aver ricevuto un e-reader per liberarsi dai “polverosi scatoloni di libri” – per affrontare una domanda che riceve spesso dai genitori durante i suoi incontri nelle scuole: “C’è davvero differenza tra leggere un libro cartaceo e uno digitale?”

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Le argomentazioni pratiche a favore degli e-book sono note: occupano poco spazio, sono più economici, trasportabili e immediatamente accessibili. Ma – sottolinea Brennan – sempre più ricerche scientifiche mostrano che leggere da uno schermo può compromettere le capacità cognitive in modo significativo, soprattutto nei più giovani.

Al centro della riflessione c’è il concetto di deep reading – la lettura profonda – strettamente connessa alla concentrazione prolungata, alla memoria e alla comprensione. Brennan cita numerosi studi internazionali (Svezia 2005, Norvegia 2013, Israele 2020, e una meta-analisi del 2023) che dimostrano come i lettori di libri stampati comprendano e ricordino meglio i contenuti rispetto a chi legge su schermo. Non solo ricordano, ma sanno, cioè assimilano il significato.

I motivi sono molteplici:

  1. Mappatura mentale

La lettura su carta attiva una funzione cognitiva chiamata “mappatura spaziale”: ricordiamo dove si trova un passaggio sulla pagina o in quale punto del libro, facilitando l’assimilazione. Gli schermi, in continuo scroll, annullano questo ancoraggio.

  1. Tracciamento oculare e skimming

Il software di eye-tracking mostra che leggiamo gli schermi “a forma di F”, saltando righe e parole. È la lettura veloce e superficiale descritta dalla neuroscienziata Maryanne Wolf: si cerca il succo, poi si scorre fino alla fine. Al contrario, con un libro, gli occhi seguono le righe una per una, linearmente.

  1. Esperienza tattile (haptic dissonance)

Un libro si tocca, si sfoglia, si sottolinea. Il cervello registra questa esperienza sensoriale, rendendola più coinvolgente e memorabile. Gli schermi, invece, producono una “dissonanza aptica”: mancando il contatto fisico, la memoria ne risente. Non a caso molti studenti stampano testi digitali per studiarli meglio.

  1. Fatica fisica e mentale

Leggere su schermo è più faticoso. Studi condotti in Svezia e negli Stati Uniti mostrano che i lettori digitali riportano più stress e stanchezza, minore attenzione e memoria a breve termine rispetto a chi legge su carta.

  1. Distrazioni digitali

Pop-up, notifiche, pubblicità: leggere su schermo significa essere costantemente interrotti. La linguista Naomi Baron ha rilevato che solo l’1% degli studenti fa multitasking leggendo su carta, contro il 90% su dispositivi digitali.

Ma perché tutto questo è davvero importante?

Brennan mette in guardia contro l’idea che oggi, grazie ai motori di ricerca e all’intelligenza artificiale, non serva più leggere a fondo. È un’illusione pericolosa: se perdiamo l’abitudine alla lettura profonda, perdiamo anche le competenze cognitive ed emotive che essa sviluppa. E i bambini rischiano di non acquisirle mai.

L’allarme è già visibile: nella letteratura scientifica, nei racconti degli insegnanti, e perfino nelle parole di studiosi come Maryanne Wolf, che confessa di faticare a seguire frasi complesse come un tempo.

Citando Annie Murphy Paul, Brennan conclude che la lettura profonda è una pratica in via di estinzione, da proteggere come un’opera d’arte. La sua scomparsa minaccia lo sviluppo umano e culturale di intere generazioni. Per questo, invita tutti – adulti e genitori – a spegnere il telefono, allontanare gli schermi e leggere ogni sera, anche solo per un’ora, un vero libro. Come se la nostra vita dipendesse da questo.

Perché, prima o poi, potrebbe essere davvero così.