Bravi ragazzi, zero social e tutta radio. Immaginaria

Si fa presto a dire che i giovani non combinano mai niente di buono. Ma ci sono anche quelli che s’inventano cose nuove. Per esempio una radio. Tanto nuova, impensabile fino a ieri, da battezzarla “Radioimmaginaria”. Dunque che siano “sdraiati”, questi ragazzi, è solo un clichè. Ma spieghiamoci meglio, e andiamo con ordine.

Innanzitutto ci sono i bambini, che sono belli per definizione. Ci sono gli anziani, che vanno rispettati perché hanno esperienza. Ci sono i genitori, che lavorano tutto il giorno e che hanno ragione “apprescindere” (come diceva Totò). E poi ci sono loro, gli adolescenti, né carne né pesce, in cerca di una collocazione nel mondo e che sono costretti a sgomitare mentre il loro corpo si trasforma. La voce cambia, i movimenti si fanno sgraziati come per i puledri appena nati e sembra improvvisamente che il mondo ce l’abbia con loro. Paul Nizan scriveva: “Avevo vent’anni, non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”. A tutto ciò aggiungeteci che gli adolescenti portano su di sé un marchio d’infamia a priori: quello del distacco dall’età infantile. Una pecca che viene loro continuamente ricordato con quelle frasi che iniziano sempre nello stesso modo: “ai miei tempi”. Eppure, motivi per guardare agli adolescenti con interesse, curiosità e – perché no – ammirazione.

E torniamo a Radioimmaginaria. Nata quasi per gioco nel 2012 nella provincia bolognese, a Castel Guelfo, oggi è l’unica radio creata e gestita da teenager. 300 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni trasmettono da 42 redazioni in Italia e in Europa, da Varese a Palermo, da Dublino a Parigi e Gijon. Questi adolescenti per nulla ignavi hanno saputo affermarsi rapidamente trasmettendo in diretta e in podcast, solo su web e mobile, in italiano, inglese, francese, albanese e spagnolo. Da anni sono invitati al Festival di Sanremo come teen radio di riferimento. Sono la radio ufficiale del Festival del Cinema per i ragazzi di Giffoni. Hanno collaborato con la trasmissione “Si può fare” di Radio24, curando la rubrica “Cacciabulli”, che affrontava il tema del bullismo raccontando anche le testimonianze dei coetanei che lo hanno subìto, se non degli stessi bulli pentiti.

Dal 2015, poi, Radioimmaginaria organizza la “Teen Parade”, una manifestazione che vuole spiegare ai giovani le problematiche del mondo del lavoro. Un appuntamento che è stato sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dal Miur e dall’Inps. Nell’ottobre del 2016 i ragazzi si sono recati nelle zone colpite dal terremoto del Centro Italia, per incontrare i coetanei dell’Istituto comprensivo Acquasanta Terme (che comprende i comuni di Arquata del Tronto, Montegallo e Acquasanta) e donare tutto l’occorrente per aprire una postazione fissa della radio e spiegare il funzionamento di tutta la struttura. Idem a Saranno (Mc) dove sempre in zona terremotata, c’è un’altra sede aperta con bando del Miur.

E a chi continua a sostenere che “questi giovani pensano solo ai social” Radioimmaginaria ha offerto la migliore e più esaustiva smentita. I suoi ragazzi, infatti, hanno anche deciso di abbandonare tutti i canali per puntare solo sul portale (radioimmaginaria.it). “Facebook, Instagram, Snapchat, Whatsapp e YouTube – scrivono – si stanno impossessando della nostra identità. Ogni foto scattata, ogni video girato una volta pubblicati sulla rete non ci appartengono più. Ecco perché abbiamo deciso di smettere di utilizzare i canali social per raccontare le nostre iniziative. Vogliamo tornare a essere titolari dei nostri prodotti ed è una decisione maturata prima dello scandalo Cambridge Analytica». In barba a tanti soloni che a parole attaccano i social network ma che scelgono come luogo d’elezione per i loro sermoni proprio quei canali che tanto demonizzano. E nel frattempo, Radioimmaginaria continua a espandersi e a diventare sempre più grande. Anche con l’aiuto di un gruppo di imprese illuminate, come Marchesini Group, Ima, Biostile e altre. E con il tono scanzonato degli adolescenti, ma anche la pragmaticità di chi ha già capito dove vuole andare. Chapeau.