La sede della banca ligure Carige

E dunque esclusiva sia: sarà la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, la Bper, a trattare in esclusiva fino al 15 febbraio con il Fondo interbancario di garanzia dei depositi l’acquisizione della ex Carige, la storica banca ligure bistrattata dalla gestione del suo ex padre-padrone Giovanni Berneschi, uscitone sette mesi fa con il patteggiamento di 2 anni e 10 mesi per truffa e ben 21,9 milioni di euro di confisca.

Unipol guarda avanti e scommette  

Carige riparte dunque dal probabile matrimonio con un’altra banca di territorio, di tradizione cooperativa, saldamente ancorata alla proprietà diffusa italiana rappresentata dal suo azionariato locale storico e rafforzata dal recente socio di riferimentoil gruppo Unipol, a sua volta controllato da una pattuglia di forti cooperative di varie emanazioni: dunque una proprietà diffusa e nazionale, praticamente non scalabile. Se finirà così, finirà bene: Carige – circa 500 sportelli e 1 milione di clienti – è stata la grande malata ed è la delicata convalescente del sistema bancario italiano, però rappresenta evidentemente un asset appetibile per un sistema, appunto il gruppo sui generis creato da Unipol aggregando in un’unica galassia finanziaria con Bper e Popolare di Sondrio, che scommette sulla banca di territorio. Anzi: sulle banche di territorio. Perché effettivamente, come ben dice il presidente di Assopopolari Corrado Sforza Fogliani, le banche di territorio sono state e sono le uniche realtà a opporsi a quella desertificazione del credito che certamente non giova alle piccole e medie imprese – architrave del tessuto economico italiano – e che non trova né mai troverà tutte le risposte di cui ha bisogno nell’offerta meramente digitale di servizi finanziari. Se un gruppo assicurativo come Unipol continua nella sua espansione morbida sul sistema creditizio annettendosi aree di influenza nel business delle banche di territorio è perché guarda più avanti di dove si fermi lo sguardo delle varie McKinsey e del pensiero main-stream sul futuro del credito, quello che prevedeva la sopravvivenza di massimo venti banche in tutto il mondo.

Dopo le crisi, ci sarà la rivincita degli istituti di credito? 

Unipol & C. guardano verso lo stesso orizzonte concettuale su cui si è concentrato un visionario della tecnologia applicata alla finanza come Andrea Pignataro, il finanziere tecnologo italo-britannico che con il suo fondo Ion ha comprato Cedacri e Cerved. Aver deciso di creare un simile colosso del fintech b2b, ossia delle piattaforme digitaliche servono a far funzionare le banche, è stata una scelta strategica legata al fatto di prevedere per il credito un futurodi consolidamento, sì, ma “sui territori” non “scavalcando i territori”. Un futuro con tante piccole-medie banchealleggerite dai costi fissi della tecnologia che diventeranno costi variabili “di servizio” (“as a service”) e non più pesantissimi oneri da capitalizzare, capaci però di essere fisicamente vicine ai loro clienti.  Non a caso, negli Stati Uniti  – un mercato che è avanti di cinque anni rispetto a quello europeo – le banche di territorio stanno vivendo una nuova stagione di crescita. E non a caso, soprattutto in America, il profumo di rialzo dei tassi che la Federal Reserveha fatto sentire al mercato sta facendo rinascere le quotazioni bancarie. Perché molti analisti prevedono che gli istituti di creditoalleggeriti dalle pulizie di bilancio imposte dalle crisi superate dal 2007 ad oggi, possano nel giro dei prossimi due anni riprendere il volo ad alta quota sulle ali della crescita.