Bottillo (Natixis) a Sos Investire: “Ecco le strategie per ripartire”
Antonio Bottillo, country head Italy di Natixis

“Credo che oggi siamo nella condizione di osservare la situazione con una certa obiettività. Innanzitutto questa non è una crisi come quelle a cui siamo stati abituati ultimamente, abbiamo avuto delle crisi bancarie come nel 2008, conosciamo le crisi economiche o macroeconomiche, ma questa che stiamo vivendo non è ascrivibile a nessuna di queste condizioni. Si tratta di una crisi sanitaria, qualcosa di completamente diverso, ed è capitata dobbiamo dire a sorpresa o relativamente a sorpresa, per cui molto diversa dalle altre”: Antonio Bottillo, country head Italy di Natixis I.M., risponde alle domande di “Sos Investire”, il format web del nostro gruppo per seguire da vicino l’andamento dei mercati e delle voci macroeconomiche principali.

Abbiamo un mercato altalenante, bombardato da notizie di vario genere a volte molto positive ma anche pessime, come tenere la rotta in questo frangente?

Se vogliamo dare un’indicazione agli investitori di quella che è la situazione possiamo individuare tre fasi. La prima fase è stata quella a sorpresa, una fase finanziaria tenutasi nel mese di marzo  che a nostro avviso è conclusa. In questa fase il mercato ha inteso prezzare per certi aspetti il peggio proprio perché siamo di fronte ad una situazione dove non abbiamo riferimenti certi. Come dicevo questa crisi non può essere assimilabile a quella del 2008, forse piuttosto a quella del 2001. Perché il mercato ha reagito in quella condizione con quella violenza, con quella entità perché appunto ci troviamo di fronte ad una situazione dove l’incertezza è estrema. Ricordo che quando è accaduto noi eravamo appena entrati nell’emergenza, l’America non lo era ancora, per cui il mercato ha inteso ad agire. Ricordo addirittura la volatilità a metà marzo dove abbiamo raggiunto livelli pari a 85 l’indice VIX o qualcosa del genere. La seconda fase è quella nella quale ci siamo inoltrando in questo momento qui. Si tratta della fase dove si tenta di comprendere meglio il ciclo del virus, quindi molta attenzione a quelle che sono state le misure di contenimento, l’effetto che queste stanno procurando. C’è la sensazione di una certa stabilizzazione, si parla di fase due, per cui in questa fase i mercati per certi aspetti tentano di rientrare un po’ più nella normalità e qui abbiamo alcuni giorni buoni e meno buoni.

Ci sarà poi un’altra situazione, la terza fase. A nostro avviso questa riporterà un po’ di volatilità sui mercati o comunque un impatto più corposo rispetto a questo altalenante e comunque trasversale. Una fase in cui si andranno a stimare gli effetti, quanta disoccupazione è stata procurata e cose del genere.

In tutto questo processo bisogna dire che la reazione, nei confronti di questa incertezza così ampia, da parte delle banche centrali e dei governi è stata immediata e notevole.

I mezzi messi in campo corrispondono a decine di punti di GDP di crescita all’interno del prodotto lordo quindi insomma si è reagito contrariamente a quanto è successo nel 2008. La crisi del 2008 era una crisi bancaria purtroppo i bilanci bancari per essere sistemati hanno necessità di tempo, mi sembra di ricordare che una soluzione fu trovata solo alle fine 2008 inizio 2009 quindi un po’ di tempo. In questa situazione, pur nell’incertezza massima, invece c’è stato un intervento da parte delle autorità veramente importante e anche con caratteri innovativi quindi si andrà avanti ancora in questa direzione altalenante.

Il suo consiglio…

Il consiglio ovviamente è quello di non seguire quotidianamente l’evoluzione dei listini, perché non avrebbe molto senso, ricordo che gli investimenti sono cose che vanno guardate necessariamente in un ottica di medio e lungo termine.

Ma sono mercati volatili, fanno un po’ paura…

Faccio uno passo indietro sulla volatilità per dire che la volatilità già da qualche anno è considerata un vero e proprio asset class. Chi ha l’opportunità di inserire ingredienti del genere all’interno del portafoglio soprattutto in una fase come quella che abbiamo assistito nel mese di marzo ha trovato notevoli benefici.

Oggi esistono sul mercato una serie di soggetti che trattano la volatilità come se fosse un vero e proprio ingrediente da inserire nel portafoglio, si tratta di strategie molto semplici non fanno altro che acquistare volatilità quando questa è bassa e venderla in modo molto banale quando la volatilità è molto alta.

Ora va da se chi avesse potuto beneficiare di strategie del genere all’interno del proprio portafoglio in questo periodo ovviamente avrebbe riportato quella opportunità di attutire molto la volatilità del portafoglio e anche il drawdown in termini di performance.

Questo è un aspetto che va considerato sicuramente

Aggiungo che data la peculiarità dell’asset class della strategia, che fa molto bene quando i mercati sono agitati e soffre quando invece sono tranquilli, non andrebbe utilizzata da sola, in maniera autonoma, ma appunto in maniera aggregata all’interno dei portafoglio.

Abbiamo una delle nostra società, ricordo ne abbiamo 26, che si chiama Seeyond che ha una strategia del genere ormai da diversi anni e può essere uno di quei ingredienti che magari gli investitori possono iniziare a considerare e in qualche modo ad indagare.

Oggi soprattutto in presenza di un mercato difficile e volatile, direi che la buona notizia rispetto al passato, è che ci sono una serie di elementi che possono essere considerati nella costruzione di portafogli e sicuramente tra questi ci sono gli elementi relativi ai trend secolari. Si parla inoltre di sostenibilità noi in questo momento vediamo anche opportunità verso un mondo che si sta muovendo verso questa direzione della cosiddetta subscription economy. Ognuno di noi soprattutto in questo periodo, sta sicuramente mettendosi in condizione di sottoscrivere più abbonamenti rispetto al passato è qualcosa che è già iniziato qualche anno fa. C’è a tal proposito, una ricerca del 2018 che riportava già che l’investitore, il cittadino medio americano spendeva già 237 dollari al mese per esempio in sottoscrizione di abbonamenti, mentre l’Europa era intorno a 135, più del 70% degli intervistati si dichiaravano disponibili ad aumentare. Questo sta accadendo a maggior ragione in questo periodo ma è anche un qualcosa che va nella direzione di migliorare un po’ l’economia di diverse società, ne ricordo soltanto alcune di questo ambito Spotify, Netflix, uno degli esempi più importanti può essere Adobe che nel momento in cui ha trasformato questa sua attività verso gli abbonamenti ha più che duplicato quelle che erano revenues dell’attività dalla propria azienda. Un’altra delle nostre società di gestione Thematics Asset Management ha implementato una strategia del genere che è già disponibile tra gli investitori.

Possiamo ragionare con maggiore attenzione sugli investimenti del private market?

Vedo qui due ordini di considerazioni. La prima è che si va in questa direzione, che tra l’altro reputo necessaria perché per certi aspetti, perché va nella direzione di dare maggiore concretezza all’attività dell’industria dell’asset management, si comincia ad andare verso una direzione dove il risparmio, gli investimenti vengono indirizzati nell’economia reale. Questo è un elemento di per se positivo, necessario. Detto questo la cosa va fatta in modo graduale nel senso che se immagino un investitore individuale privato che dovesse affacciarsi ad un opportunità del genere ha credo necessità di meglio comprendere i meccanismi che ruotano  intorno a queste opportunità. Nel tempo questa è stata una prerogativa del settore istituzionale che ha sempre utilizzato queste strategie nelle proprie ottiche di investimento dei propri portafogli di medio e lungo periodo, è una di quelle cose che rientra necessariamente in quello che reputo sia un nuovo modo di fare advisory, un modo un po’ più ampio, più concreto e sostenibile un modo che vada verso la direzione di meglio comprendere le esigenze di medio e lungo termine di un investitore.