Borsa Italiana, Piazza Affari

Le Borse europee accelerano mentre Wall Street resta indietro. Basta cambiare l’orizzonte temporale – dall’ultima seduta all’andamento da inizio anno – per cogliere una divergenza sempre più evidente tra le due sponde dell’Atlantico. Partendo dal brevissimo periodo, l’ultima giornata di contrattazioni ha confermato il momento favorevole delle Borse europee. Milano ha guidato i rialzi con un progresso intorno all’1,3%, affiancata da Madrid, mentre anche Francoforte, Parigi e Londra hanno chiuso in territorio positivo. Il movimento ha spinto lo STOXX Europe 600 a ritoccare i massimi storici, consolidando una tendenza che dura da settimane.

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Borse europee davanti a New York nel breve periodo

Il quadro cambia se si attraversa l’oceano. A Wall Street – si legge su Il Sole 24Ore – l’intonazione dell’ultima seduta è stata moderatamente positiva, con lo S&P 500 in leggero rialzo e il Nasdaq Composite sostenuto dal comparto tecnologico, complice anche l’intesa strategica tra Nvidia e Meta Platforms. Tuttavia, lo scenario di medio periodo racconta una storia diversa: dall’inizio dell’anno l’S&P 500 è sostanzialmente invariato, mentre il Nasdaq mostra una performance negativa. Più che un trend direzionale, i listini americani sembrano muoversi in una fase laterale, alternando rialzi e correzioni.

La spinta di banche e titoli difensivi

A spiegare la brillantezza europea nel breve termine è stata soprattutto la forza dei titoli difensivi e finanziari. Le banche, in particolare, hanno recuperato terreno dopo le recenti prese di profitto legate ai timori sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore. Il comparto creditizio ha così trainato gli indici continentali, contribuendo a rafforzare la percezione di solidità del mercato.

Dati macro a sostegno degli Usa

Negli Stati Uniti, invece, a sostenere gli acquisti sono stati alcuni indicatori macroeconomici migliori delle attese. La produzione industriale di gennaio ha registrato un incremento mensile superiore alle previsioni, mentre la frenata dei beni durevoli di dicembre si è rivelata meno marcata del previsto. Segnali che alimentano la narrativa di un’economia americana resiliente, nonostante le incertezze sulla politica monetaria.

Il divario da inizio anno

È però allargando lo sguardo all’intero 2026 che emerge la differenza strutturale. Da gennaio – riporta Il Sole 24 Ore – lo STOXX Europe 600 guadagna oltre il 6%, evidenziando una forza relativa superiore rispetto ai principali indici statunitensi. Le ragioni sono in parte settoriali: in Europa sta beneficiando della rotazione dai titoli tecnologici verso comparti “value” e ciclici – difesa, industria e banche – che hanno un peso maggiore nei listini del Vecchio continente. Al contrario, gli indici americani restano fortemente esposti alle grandi società hi-tech, che dopo anni di sovraperformance stanno attraversando una fase di consolidamento.

Valutazioni e materie prime, qual è lo scenario

C’è poi una questione di valutazioni. Pur con multipli in crescita, le Borse europee continuano a trattare a sconto rispetto a quelle statunitensi. Questo differenziale rende il mercato continentale più attraente per i flussi internazionali in cerca di rendimento relativo, in un contesto in cui il prezzo del petrolio – con il Brent sopra i 70 dollari – e il rafforzamento del dollaro contribuiscono a ridisegnare gli equilibri finanziari globali.

Fed divisa sui prossimi tagli

Sul fronte monetario, le minute della Federal Reserve hanno evidenziato divisioni interne sulla tempistica dei futuri tagli dei tassi. La vice presidente della banca centrale ha definito l’ultimo dato sul mercato del lavoro «un po’ strano», segnalando come la lettura del ciclo economico resti complessa.