Una scena del film la Grande Scommessa che racconta la crisi del 2008

Come diceva Mark Twain, “La storia non si ripete, ma spesso fa rima”. E quindi, intanto che timidamente, dopo i crolli delle ultime settimane, i più coraggiosi tentano di rimettere un piedino in Borsa, molti si chiedono – frugando nei libri di storia – a quale antica crisi potrà assomigliare la prossima.

Sarebbe facile paragonare le condizioni di mercato odierne al crollo delle dotcom, nel 2000 I recenti bassi tassi di interesse e le innovazioni tecnologiche hanno favorito il boom di alcuni asset speculativi, come le azioni tecnologiche dirompenti, le criptovalute e i titoli meme. Abbiamo visto le valutazioni di società non provate e non redditizie impennarsi e alla fine sgonfiarsi proprio come due decenni fa.

Questo non sarebbe l’esito peggiore. Mentre il crollo delle dotcom è stato brutale per i titoli tecnologici – il Nasdaq è crollato dell’82% e non si è ripreso per 16 anni – le ricadute hanno a malapena scalfito l’economia statunitense vera e propria o altri asset. Il Pil statunitense ha registrato un calo breve e superficiale, mentre le obbligazioni, le materie prime e il mercato immobiliare sono rimasti sostanzialmente invariati.

Nel 2008 prima della crisi ci fu la crescita

Invece la crisi del 2008, di vaste proporzioni, è stata preceduta da una “grande moderazione”, in sostanza un periodo di crescita economica, stabilità e bassa inflazione. E, da questo punto di vista, non è diverso da oggi. Tuttavia, la precedente stabilità ha creato le condizioni per il successivo crollo: facile accesso ai finanziamenti e un approccio “can’t-lose” agli asset rischiosi. Il credito a basso costo ha facilitato l’uso di una leva finanziaria significativa, mentre l’ingegneria finanziaria nascondeva i veri rischi che covavano sotto la superficie. Così, quando è successo l’impensabile – cioè i prezzi degli immobili hanno iniziato a scendere – l’intero castello di carte è crollato. E con le banche al centro della tempesta, i rischi si sono rapidamente estesi ad altri settori. La crisi ha causato un enorme dolore economico: il Pil è crollato al ritmo più veloce dagli anni ’30, il sistema finanziario si è bloccato e interi settori si sono fermati.

Negli anni ’70 fu il petrolio la pietra dello scandalo

Anche le due crisi precedenti sono state precedute da un aumento dei prezzi del petrolio e da un’inflazione un po’ più elevata, ma nulla in confronto a ciò che accadde negli anni ’70, quando la Fed fu costretta ad aumentare aggressivamente i tassi di interesse per cercare di domare un’inflazione a due cifre. In questo senso, il contesto odierno assomiglia molto a quel periodo.

Quello che seguì negli anni ’70 fu disastroso: l’economia cadde due volte in recessione, la prima nel 1973 e la seconda nel 1980. Ma la cosa peggiore è stata la consapevolezza che una crescita economica più lenta non sempre fa scendere l’inflazione.

La bolla tecnologica potrebbe scoppiare

Una ripetizione del crollo delle dotcom è una possibilità concreta. Le valutazioni delle società tecnologiche sono probabilmente estreme come allora e, senza alcuna capitolazione in vista, il Nasdaq sembra avere ancora molto da scendere.

Questa volta, però, sembra meno probabile che il crollo si limiti solo agli angoli più rischiosi del mercato azionario statunitense. I rendimenti obbligazionari hanno registrato le oscillazioni più estreme di sempre e questo potrebbe avere un impatto su segmenti chiave dell’economia in generale, dal mercato immobiliare alle operazioni di private equity.

Un’altra crisi finanziaria in piena regola, fortunatamente, è molto meno probabile. Dopo l’ultimo tracollo sono state messe in atto importanti misure di protezione. Inoltre, oggi l’economia reale è in una posizione migliore: i consumatori hanno una discreta riserva di liquidità e hanno meno debiti. Anche le aziende sono in condizioni finanziarie migliori e beneficiano ancora di margini record. Anche il settore finanziario è meglio equipaggiato per affrontare uno shock: le banche sono meglio capitalizzate e ci sono meno segni di leva finanziaria estrema nel sistema.

La minaccia potrebbe non arrivare  dalle banche

Tuttavia, se la crisi finanziaria globale ci ha insegnato una cosa, è quanto il sistema sia interconnesso e che un catalizzatore abbastanza grande può far crollare l’intero edificio. E mentre le banche sono più sicure, i rischi potrebbero essersi spostati in angoli più oscuri dell’economia, con istituzioni non bancarie che hanno sostituito le banche in molte delle loro attività di assunzione del rischio. Inoltre, mentre la liquidità delle banche è migliorata, la crisi Covid ha dimostrato che la liquidità del mercato non è migliorata. In altre parole, in caso di eventi estremi, il sistema finanziario potrebbe non essere così resistente come sembra e i prezzi degli asset potrebbero subire movimenti ancora più forti di prima.

Quindi, qual è l’opportunità in tutto questo? Se tutto questo vi sembra molto pessimistico, ricordate che stiamo parlando della prossima crisi. Come investitore, è saggio sperare nel meglio, ma prepararsi al peggio. Come abbiamo ripetuto più volte negli ultimi mesi, è il momento di adottare un atteggiamento difensivo per il proprio portafoglio. Nelle azioni, privilegiate le aziende di alta qualità nei settori difensivi rispetto a quelle cicliche e rischiose. Considerate inoltre la possibilità di diversificare in altre regioni (come Europa, Giappone e Cina) e stili (come i titoli value rispetto a quelli growth).

Andate sul sicuro con oro, btp e materie prime

Inoltre, assicuratevi di possedere asset che possano avere un buon rendimento in contesti diversi. Quindi, oltre alle azioni (che danno il meglio in caso di crescita elevata e inflazione bassa), possedete attività come i titoli del Tesoro (migliori in caso di crescita e inflazione in calo), l’oro (migliore in caso di crescita in calo e inflazione più elevata) e altre materie prime (migliori in caso di crescita e inflazione in aumento). Per proteggervi dal rischio di vedere tutti i vostri asset crollare allo stesso tempo, potreste anche considerare di acquistare il dollaro Usa. Infine, ma non per questo meno importante, assicuratevi di avere abbastanza liquidità a disposizione per approfittare delle opportunità che si presenteranno quando gli altri investitori getteranno la spugna e venderanno, come sicuramente faranno. E se avete un orizzonte di lungo termine, non vendete quando le cose sembrano più cupe. Come diceva Peter Lynch, “Nei mercati azionari, l’organo più importante è lo stomaco. Non è il cervello”.