distributori di benzina
Più poteri a mister prezzi

Il governo sta valutando una manovra per fornire un bonus benzina ai redditi più bassi. Secondo quanto si legge su Il Corriere della Sera, i partiti chiedono 40 miliardi di finanziamenti, ma la disponibilità è limitata. Ci sono solo 8,5 miliardi di fondi utilizzabili. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è preoccupato perché, a venti giorni dall’aggiornamento dei conti che servirà come base per la prossima manovra, non ha ancora una chiara idea delle risorse disponibili.

Bonus benzina per i poveri, l’ipotesi del governo

Due i principali timori: il Superbonus, che potrebbe avere un impatto significativo sui conti pubblici se Eurostat deciderà di contabilizzare l’intera spesa nell’anno in cui viene erogato, e il Pnrr, il cui destino è ancora incerto. Se Eurostat conferma la decisione sul Superbonus, il deficit di quest’anno potrebbe aumentare notevolmente. Inoltre, ci sarà un aumento del debito pubblico nei prossimi anni quando verranno incassati i crediti del Superbonus. Anche il futuro del Pnrr, che il governo sta cercando di modificare con la Commissione europea, è incerto, e non c’è ancora una decisione su come saranno riprogrammati gli obiettivi e la spesa per finanziarli.

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I partiti chiedono 40 mld di finanziamenti

Ora tutti sanno che le finanze pubbliche sono complicate, ma nessuno rinuncia alle proprie proposte. Per finanziare il taglio delle tasse per i redditi bassi, che tutti appoggiano, servono 10 miliardi di euro. Per la riforma fiscale, con una riduzione delle imposte, sostenuta dalla Lega, sono necessari altri 4 miliardi. Anche la sanità richiede 4 miliardi, come sostenuto da Forza Italia e dal partito del premier. Inoltre, ci sono altri 4 miliardi che Fratelli d’Italia e Forza Italia vorrebbero destinare al sostegno delle famiglie e della natalità. La riforma delle pensioni potrebbe costare 8 miliardi o più. Inoltre, ci sono progetti come il Ponte sullo Stretto e un bonus per i bassi redditi, e ci sono spese obbligatorie come le indennità dei dipendenti pubblici e le missioni di pace. Dall’altro lato, ci sono poche fonti di finanziamento: 4 miliardi provenienti da un aumento del deficit dal 3,5% al 3,7% del Pil, 3 miliardi dalla tassa sugli extra profitti, altri 3 miliardi dalle misure della riforma fiscale che aumentano le entrate fiscali, e 1,5 miliardi di tagli alla spesa dei ministeri. Il resto è ancora tutto da definire.